Vi segnalo un libro stupendo, scritto da un ex presidente della Corte Costituzionale e docente universitario di diritto, dal titolo “Contro l’etica della verità” (Ed Laterza). L’autore in questione è un non credente, ma ha un’ottima conoscenza della tradizione cristiana e dei suoi letterati (Dostoevskij, Dante, ecc), su cui innesta una riflessione di tipo laico che ogni credente dovrebbe meditare.

Riassumo molto in brevemente le tesi principali del libro, lasciando alla vostra lettura il resto.

1) Definizione di democrazia che dà l’autore: ” La democrazia non poggia su unità pre-date perché la democrazia pluralista, per condurre a vita comune le sue tante componenti, senza far uso della violenza, deve far leva soprattutto su valori astratti, non concreti; formali e procedurali, non materiali. La tolleranza ad esempio, dice che dobbiamo riconoscerci  e rispettarci nelle nostre diversità; non dice nulla invece sul contenuto di queste diversità e sul modo concreto di farle convivere” (pag 5-6)

Se ne ricava quindi che la democrazia è un modo pacifico di gestire l’alternanza del potere, senza che la maggioranza schiacci la minoranza in nome del grido totalitario “Vox populi, vox dei”… salvo questo, la democrazia di per sé non crea le identità che pure sono fondamentali per portala avanti, perché senza idee forti (religiose e/o politiche) la democrazia diventa una mera gestione pacifica dell’alternanza di partiti al potere, senza che si sviluppi alcun dibattito intorno al bene comune e al modo di realizzarlo.

2) Democrazia e Chiesa cattolica: è un rapporto necessariamente conflittuale, poiché la seconda pretende di avere delle verità trascendenti -e fin qui nulla di male secondo l’autore- che può imporre nel dibattito pubblico grazie al proprio potere mediatico e finanziario, ma soprattutto grazie al patto di fedeltà che lega tutti i cattolici alle sue istituzioni, per cui uomini politici credenti per non venire sanzionati e destituiti sono costretti ad obbedire ai dettami della Chiesa, realtà che confligge frontalmente con la laicità e l’indipendenza dello stato italiano. Ciò che contesta l’autore non è quindi che la Chiesa prenda pubblicamente posizione su temi sensibile e li giudichi secondo le sue verità, ma che sfrutti il suo potere politico ed economico di Stato estero per riprendere, sanzionare, manipolare i rappresentati cattolici nel parlamento italiano, così da avere un vantaggio di posizione rispetto alle altre confessioni e fazioni laiche, falsando in partenza qualsiasi dibattito democratico.

3) La Chiesa cattolica il post-secolarismo:si sta facendo strada un nuovo rapporto fra la Chiesa e lo stato post-secolare, una nuova alleanza che rompe la tradizione secolarista e laicista iniziata dall’umanesimo e realizzatasi con la separazione di stato e Chiesa dalla Rivoluzione Francese in poi, per dare inizio a nuove convergenze basate su interessi che poco hanno a che fare con le -presunte- verità della religione… questo processo nasce dalla presa di coscienza da parte dello stato laico del fallimento delle promesse di benessere e felicità con cui ha legato a sé i cittadini, e che la corsa al benessere e successo porta ad un individualismo estremo che rompe i tradizionali vincoli di solidarietà lasciando le società secolarizzate in preda allo smarrimento, all’anomia, alla solitudine di una felicità che non essendo collettiva non è nemmeno individuale; questa presa di coscienza porta politici delle più diverse posizioni (spesso di destra, ma non solo) a rivalutare la religione come collante sociale, identità storica forte che affianca -quando non prende il posto- delle cosiddette “religioni civili” (ossia quel culto di stato che si concretizza in feste collettive per i grandi avvenimenti propria storia nazionale, come ad esempio il 25 aprile); questa visione della religione come instrumentum regni, necessaria a mantenere l’ordine e a supplire alle inefficienze del welfare state, degrada sia il credente gravandolo di responsabilità laiche che non dovrebbe avere, sia il non credente costringendolo a riconoscere di essere una sorta di cittadino di serie “B”, vivendo immerso un identità che non riconosce come propria, senza poterne creare un’altra, poiché l’identità religiosa ha dalla sua la forza della “tradizione millenaria”, che pretende di essere l’unica tradizione esistente e nel contempo l’unica legittima poiché “storica”. Questo fenomeno, acuitosi particolarmente con l’ultima ondata di immigrazione mussulmana, sta crescendo non solo in paesi tradizionalmente ultra cattolici (Irlanda, Italia, Polonia) ma anche in quelli (Germania, Francia) di più lunga tradizione laica, dove i politicanti -spesso atei convinti- brandiscono la croce come simbolo di un identità chiusa al diverso, senza riconoscere alcuna validità trascendente alle sue verità, ma solamente una funzione di bacino elettorale e collante sociale.

4) Come può il cattolico avvicinarsi in maniera paritaria al dialogo con il non credente? Qui Zagrebelsky da’ il meglio di sé, reinterpretando due mostri della cultura cristiana, ossia il Dostoevskij dei “Fratelli Karamazov” e il Bonhoffer delle lettere dal carcere. Di Dostoevskij l’autore re-interpreta il famoso sogno di Ivan Karamazov conosciuto come “Dell’inquisitore”, in cui Cristo tornato sulla terra per ridare all’uomo la libertà dai vincoli politici e delle religioni ufficiali viene catturato e ucciso dall’inquisitore che pure crede in Lui, ma sostiene che il mondo non è pronto per essere libero, e che la Chiesa e lo Stato pur falsificando l’originario messaggio di rivoluzione interiore dell’Agnello, hanno creato un mondo in cui una felicità media e senza scosse è alla portata di tutti, purché le verità propagandate si accettino senza discussione.

Di fonte a questa visione dell’inquisitore che antepone le verità precostruite e i dogmi rispetto alla libertà e i suoi rischi, il credente deve rispondere con il rifiuto, prendendo su di sé la croce di una vita di fede che pure non ha certezze, ma le cerca disperatamente, attraverso il dialogo con posizioni diverse che lo arricchiscono e lo rimettono in discussione, poiché Cristo non ci ha lasciato teologie, cosmogonie o trattati di etica, ma il suo esempio esistenziale di carità e amore, valori concreti eppure universali, strettamente legati alle contingenze storiche e nel contempo atemporali. Del pastore protestante Bonhoffer invece l’autore re-interpreta la celebre sentenza che “il mondo può andare avanti anche senza Dio” poiché questo lo ha abbandonato, lasciando di Sé solo un sussurro che spesso il credente non coglie, oppure coglie non sapendo più come interpretarlo, poiché non è più un discorso unitario sulla verità, ma un frammento il cui insieme è andato definitivamente perso; il credente quindi è gettato in un mondo che gli è incomprensibili con la sola fede, e che può fare a meno di Dio per andare avanti, eppure deve continuare a cercare e a testimoniare, aprendosi alle posizioni dei non credenti ben sapendo che questi possono avere in sé verità che sono inattingibili dalla fede.

Leonardo Renzi

Annunci