Vi voglio segnalare questa pubblicazione edita da Einaudi, dal titolo “Nuovi poeti francesi”, a cura di Fabio Scotto, aiutato nella traduzione da Fabio Pusterla. Nell’antologia vengono raccolti i poeti nati dopo il ’40, un criterio scelto sia per escludere nomi già arcinoti, sia perché permette di focalizzarsi sugli esponenti più significativi della poesia nata dalle ceneri dell’egemonia surrealista ed esistenzialista, che si erano scontrate ripetutamente fino al ’68, per poi perdere progressivamente prestigio sia nel campo della qualità di produzione artistica sia in quello dell’elaborazione teorica. Sarebbe inutile fare una panoramica di ogni autore fra i 20 inseriti. La cosa che mi preme evidenziare, e che interessa noi italiani ormai “rassegnati” ad essere una colonia culturale della cultura anglo-americana, è come leggendo questa antologia ci si renda conto che la strada intimista e confessionale imboccata dalla maggior parte dei poeti del Bel Paese, non sia obbligata né egemone al di fuori dello Stivale.

Buona parte dei poeti contemporanei francesi, rielaborando la lezione di oggettivisti come Pongè, gli esercizi di stile di Queneau, e la filosofia strutturalista e decostruzionista di Lacan, Foucault, Altusser, hanno infatti scelto di continuare a lavorare sul linguaggio, attraverso procedimenti come il cut up, la sperimentazione tipografica, la poesia orale, ereditate dal fermento culturale degli anni ’60, ed adeguatamente rielaborate per essere contemporanee. Una scelta non solo estetica, ma politico-esistenziale: se pochi sono direttamente impegnati nel sociale, numerosi sono coloro che hanno cercato punti di contatto con arti ben più diffuse della poesia, dal cinema alla musica pop, nel tentativo di portare la loro opera al di fuori dei ristretti circoli della diffusione poetica (emblematico in questo senso il caso di Valérie Rouzeau, autrice di testi per il celebre gruppo rock Indochine).

Questo non significa che la poesia francese stia abbandonando la propria tradizione, anzi! Strutture metriche classiche (da quelle trobadoriche al sonetto baudelairiano) sono tutt’altro che in disuso, tuttavia vengono reinterpretate e decostruite per adeguarsi ad una società dominata dalla massificazione del linguaggio mediatico, che antepone la musica e l’immagine alla parola, lasciando alla lingua gli interstizi di tempo e di senso, che necessita quindi di nuove forme d’aggressione verbale per ritagliarsi quello spazio di costruttrice di senso e demistificatrice della chiacchera che le è proprio.

Degno di nota è anche il lavoro svolto da due poeti come Ryoko Sekiguchi (giapponese d’origine e francese d’adozione, caso non raro nella multietnica Francia) e Jean-Michel Maulpoix, che ibridano poesia e prosa secondo la lezione di Baudelaire, alla ricerca di quel punto di contatto fra lirismo e chiarezza cartesiana, che sembra essere il vero filo-rosso che unisce i poeti qui antologizzati.

Leonardo Renzi

Annunci