John Donne scriveva: “Nessun uomo è un’isola, / completo in sé stesso; / ogni uomo è un pezzo del continente, / una parte del tutto. / Se anche solo una zolla / venisse lavata via dal mare, / l’Europa ne sarebbe diminuita, / come se le mancasse un promontorio, / come se venisse a mancare / una dimora di amici tuoi, / o la tua stessa casa. / La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, / perché io sono parte dell’umanità. / E dunque non chiedere mai / per chi suona la campana: | suona per te.”
Qual è il contrario di “Solitudine”?
Il contrario di solitudine è compagnia?
E se dalla compagnia qualcuno si tirasse fuori, qualcuno venisse escluso?
Se dalla compagnia qualcuno fermandosi per strada, a raccogliere un pezzo di carta, un volantino, un sasso, avesse diminuito quel gruppo, quell’insieme?
No, il contrario di solitudine non è compagnia.
Bisogna considerare tutti, tutti quanti. Tutti i plurali.
Il contrario di solitudine è “Tuttitudine”.

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Dovremmo parlarne con una lingua diversa,
o-c-e-a-n-i-c-a
che lasci filtrare cose grandi e cose piccole
attraverso i cassetti del mondo.
Questa sarebbe la via migliore per tutto il tempo.
Qualcuno dice via, way, noi maniera.
Loro vanno, noi abbiamo il dare da una rete di mani
toglierci qualcosa, aspettare il ritorno,
il contraccambio. È che ci trattiene la mano
tesa, le mani nelle mani. Mano che finisce
e non corre in strada. Mano che finisce per restare.

 

 

I singolari sono plurali
dico casa e ne dico mille
perché se guardo fuori da qui
tante ce ne sono,
pulsano da non finire.
Il numero è la convenzione
che ci siamo dati prima di farci
spazio attorno, di vederci andare.
Se parlo al singolare fa meno male
il solo, la solitudine che fuma
di tetto in tetto, unica unità
che ci distingue ombra dalle ombre,
acqua dalle acque.

E a tutta questa storia sembra venire
in più uno straniero che non ti porta
in tasca (perché non ne ha nemmeno
una — se due non ne può avere —)
tu non gli sei neppure famigliare
in una stampa, una fotografia
così come lo sei per me
ma chiama, chiama tutti
con centomila nomi esatti
si esce, così, infine, dalle dimore
e camminiamo in stormi
si prova a fare bene
tutto e forte, tutto al plurale
per una volta tra le altre volte.

 

 

Tuttitudine

In sogno lanciavamo in cielo la paura,
“prendila Tu, Padre degli astri
e delle cortine fluorescenti di gas”.
Così Simone il cieco ballò senza
tastare l’universo con le mani
e Zita parlò senza capire.

Stringere le nostre gabbie toraciche
perché tenessero (e, oh sì, tenevano)
l’un l’altro, l’uno all’altra, l’una all’altro
finché non rischiarava il giorno dopo
e la grancassa dell’oceano
non ci accompagnava.

E la mattina dopo aveva la riserva
del dolore di pancia
“Tuttitudine…”, ha detto il medico curante
— il musicista che la notte prima
aveva agganciato il fuoco alle dita,
la sua culla/pancia a quella di una donna
vedova di Solitudine —
“…primo fiore della felicità”.


 
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Anna Ruotolo (1985) vive a Maddaloni, in provincia di Caserta. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Suoi testi sono apparsi in varie riviste tra cui “Poesia” di Crocetti, “Capoverso”, “Poeti e Poesia”, “Italian Poetry Review”, nel quotidiano “Il Tempo” e in vari blog e riviste online (Absolute Poetry 2.0, Neobar, L’occhio del pavone, Poetry Wave-Dream, Blanc de ta nuque, Imperfetta ellisse, Poetarum Silva, Transiti Poetici…). Un testo tradotto in spagnolo da Jesús Belotto è pubblicato nel num. 4 della rivista internazionale “Poe +”. Collabora, scrivendo recensioni, con la rivista “Poesia” (Crocetti). È redattrice della rivista mensile MyGeneration dove cura la rubrica “La Strofa sul Sofà”. Dal 2008 al 2010 ha curato e condotto il poetry slam “Su il sipario” in diversi locali casertani. È presente in varie antologie poetiche. Tra le altre si segnalano: “Quattro giovin/astri” (Kolibris, Bologna 2010), “La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta” (Ladolfi editore, 2011 – a cura di Matteo Fantuzzi e con una prefazione di Maria Grazia Calandrone). “Secondi luce” (LietoColle, Faloppio 2009) è la sua opera prima. È in uscita, per i tipi di Raffaelli, il suo ultimo lavoro: “Dei settantaquattro modi di chiamarti”. Gestisce il sito personale www.annaruotolo.it e il  blog letterario SpazioPoesia.2 (http://spaziopoe.blogspot.com)

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