SALMO DEL SESSO

Sporgo scalza sullo sfondo della scena,
scomponendomi simmetrica
al suo sguardo screziato di scarlatto.
Sosto spontanea
spogliandomi sferica della sottana,
sognando sodalizi soavi
e stasi simultanee.
Sfoggio scabrose sembianze
di strega salvifica.
Sortilegio,
stacco alla straziante sinfonia
dello struggente senno.
Supina
sussurro sottovoce
la semplice sequenza di sillabe
smarrita sulla scia dei sensi:
“Si!”
Lo scalpello sbuccia la scultura
schiudendo il sigillo
nella suadente sintesi
e io mi specchio nella somma dei simboli.
Strido subendo sublimi slanci
sensibili alle mie spine.
Scacco!
Soccombo superba,
sbronza.
Svengo,
stanca e sazia
scissa solamente dal sogno
sfumato nel sudore smaliziato.

“Trittico di primavera”

DI CORTECCIA

Sei l’albero della mia unica fatica
spezzarti la corteccia in mille cocci
vederti dentro e assaporar gli anelli
la linfa il legno molle che si piega
piallare con la mano il tronco tutto
renderti liscio al tatto e il ramo piano
salire su con l’edera corpunta
c’aggrappa ogni tuo spigolo latente
sola nella foglia che non mangi
che sa d’amaro alla tua lingua dolce
mi faccio fiore in faccia per colore
e frutto che si dona già maturo
in stagione acerba di pistilli
essere già impollinata d’ape
la punta, apice dell’incontro nostro.

A FIOR DI PETALO

Il pensiero cresce a fior di petalo
sfumato nel colore di quello che attira l’ape alla corolla
come mi preme sul polline l’idea della viola
che ricorda il tempo per ogni tratto reso
al margine di un equinozio di sillaba
ripetuta in un passato di raccolti
in mazzetti ricamati con manine
allo stelo del giorno che ritorna
alla stagione che nasce con il tuo sorriso
e svela alla farfalla il suo rifugio
fra le guance dell’ ariosa creazione
di un attimo giglio

NUOVO SOLE

Piangono petali freschi i tuoi occhi di gardenia
fra le frasche bagnate dall’umido umore
di nuova vita che cresce a tender la voce
ronza la vespa alla persiana cercando colore
e giada in foglia striata nasconde il segreto
di una corolla di ali che sbatte ormai giunta
al nido dolce dal viso divino del cielo

tutt’un turchino soffitto alle stelle da palco
chè è nuovo sole e lo si raggiunge in un salto

La mia poesia nasce dal fango, come chi la scrive.
Completamente libera da schemi e modelli, che non fossero le rimembranze scolastiche arcaiche, nel 2006, ho cominciato la mia produzione di versi, che mi ha poi portato, in un tempo successivo, ad approfondire con letture corpose di testi di autori di confermata fama, i quali costituiscono tutt’ora il mio bagaglio sempre in crescita, dal quale non posso però escludere i testi di amici blogger poeti davvero molto capaci, con la cui interazione concreta mi sento di dire che mi è stato possibile crescere.
L’amore per la poesia nasce con la scoperta del gioco linguistico, e, da qui, la serie degli “Alfabeti”, corpo di tautogrammi che si potrebbe definire l’incipit della mia creazione, ispirata al lavoro dell’artista ed amico Bob Quadrelli, musicista dei “Sensasciou” e premio Tenco ’97, il quale ha ed avrà sempre la mia gratitudine per la trasmissione del suo grande sapere, specie nell’allitterare e nell’espedimento del flusso prosastico poetico, che come magma incandescente scratera dal centro per “versarsi” in verso.
La “sostanza” che cola l’ho avuta in eredità da un altro mio grande amico maestro, Marino Ramingo Giusti, scrittore, autore di “Frigidaire”, musicista e molto altro, il quale è riferimento etico del mio pensiero e del mio lavoro, e con il quale collaboro alla rivista socio-artistico-satirica (ma non si esaurisce in queste etichette tale lavoro) “Capitalismo-organo ufficiale dell’era contemporanea (http://capitalismorivista.wordpress.com).
Penso di essere una scrivente in crescita continua, e mi scopro diversa di tempo in tempo, sia nella poesia che nelle prose poetiche, alle quali ho affiancato uno studio di videopoesia che va crescendo di pari passo con la mia maturità scrittoria.
Non possiedo un corpo organico di poesie tali da poter proporre un libro ad una casa editrice, cosa che forse neanche è in realtà una priorità per me che scrivo, volendo al momento restare fuori dai circuiti commerciali, in quanto capitalizzare l’arte è un gesto che non mi si confacerebbe, ed, anzi, inviterei tutti ad una riflessione in merito…
Per concludere, direi che la mia poesia non è qualcosa che si conclude nei versi, ma che mi accompagna nella mia esistenza di persona resistente, in questo mondo, il nostro mondo, dove, inspiegabilmente, ormai tutti hanno la possibilità di creare bellezza, ma, chi mancando di gusto ed amore per l’arte, chi per non avere ancora tagliato il traguardo di Apollo, facendosi cantore nel suo tempio, perchè allontanato dall’alienazione che produce l’esistenza, all’oscuro dalla luce del verbo poetico, la gente non è capace di confrontarsi con eleganza, nemmeno nel suo stesso specchio, al quale appare come fantasma, lenzuolo senza nulla sotto, un vuoto coperto in diversi modi: dalla pelliccia con cui simile massacra simile per l’abbiente, al fazzoletto per le lacrime dell’indigente.
(Il blog personale di Francesca Canobbio è http://asfaltorosa.wordpress.com.
Suoi testi sono reperibili sul blog di Francesco Marotta “La dimora del tempo sospeso”, sul blog collettivo “Viadellebelledonne” e sul lit blog “Poetarum Silva”.)

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