Paola Puzzo Sagrado vive in Sicilia e si occupa di grafica pubblicitaria e web design. Nel 2007 ha pubblicato una sua raccolta dal titolo “Il diavolo piange”. Ha partecipato a diverse antologie tra cui “Parla come navighi – Antologia della webletteratura Italiana” a cura di Mario Gerosa e “Il Giardino dei Poeti”. Altre sue poesie sono gentilmente ospitate su vari blog e siti dedicati alla letteratura: Neobar (di cui è membro della redazione), Filosofipercaso, Il giardino dei poeti, Arteinsieme, The Cats Will Know, Larosainpiu etc.

“Nessuno sa cosa sia, in realtà, la poesia. Il fatto che, malgrado sia una delle forme d’arte più antiche, si continui a tramandarla e a scriverla ancora oggi, mi fa pensare che l’uomo ne avverta l’esigenza così come l’avverte della spiritualità. Il modo misterioso in cui nasce è il suo aspetto più affascinante, per me. La poesia parte, infatti, da uno strumento già di per sé potente quale è la parola (si pensi, ad esempio, al legame ancestrale tra la parola e la magia, al concetto di “parola magica” o al legame strettissimo che sussiste tra la parola e la canzone oppure ancora, in senso religioso, si pensi alla preghiera o al “Verbo” del retaggio evangelico) con l’ambizione di ampliarne ulteriormente la dimensione, caricandola di significato ulteriore e di forte contenuto emotivo. E dato che la parola non solo descrive la realtà, ma allo stesso tempo contribuisce anche a crearla, si può dire che la poesia accresca la realtà, offrendo al suo pubblico la possibilità di ampliare il proprio spettro percettivo. E’ per questo che la vera poesia, secondo il mio sentire, non può nascere in esito a un ragionamento e che il ruolo del poeta non può non essere simile a quello di un “medium” il quale percepisce un “oltre” e lo trasmette attraverso la propria sensibilità.” (Paola Puzzo Sagrado)

 

Cerchi egocentrici


Sono una donna
nel senso più [stretto]

so di essere solco
sangue, futuro

di essere spreco
d’ore e d’amore.

Così, spento il seno
tra le tue labbra

so che mi sarà naturale
lo stare insieme

quanto cancellare
ogni mio ultimo verso.

 

 

Tregua


Credere. Desiderare.
Desiderare, bruciare, cedere.
Lasciarsi pugnalare il corpo
da schegge di lubriche visioni.
Nell’oscurità sciogliersi, legarsi.

Per un po’ annientarsi,
nel crescente urlo senza suono.
E dal buio cadere
in un buio cosciente,
di intime luci.

 

 

 Nessuno sa se è un caso


Ci sono cose che non posso dirti
senza toccarti.

Che la primavera e la morte
passeggiano insieme nel bosco
che anche il diavolo piange
che lo sguardo di Cristo è verde
che dall’urlo si può passare
al sussurro.

Ci sono cose che non posso dirti
senza sporcarti.

Che ripeterò il tuo nome
e nessuno sa se è un caso.

 

 

Mai senza una luce
(Il poeta è ignorante)


Chi ha disciolto
il tuo cobalto, mare?
Cosa decide il brivido
sul tuo dorso d’onde
e vuole che penetri, eterno
il pube scuro della scogliera?

Ditemi, anemoni, chi vi ha vergato
che vi ha posato, uno per uno
sul salmastro delle stoppie
aprendovi gli occhi ai voli migranti!
Lo sapete che a me, invece
ha tornito mani per uccidervi?

Non so, cielo, tu come sopporti
la ferita immedicata del sole
come tolleri le scorribande di nubi
il ricordo dei tagli del vento.
Né perché partorisci muto vetri di stelle
e mai ci lasci senza una luce.

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