Sei tu Poemia?

“C’eri tu. Sei poe mia.”

Di mestiere faceva il poeta.
Scriveva dappertutto: sui ritagli di giornale, sui foglietti malconci rubati alle tasche dei pantaloni, sui tovaglioli di carta, sui biglietti del treno e persino sulle pagine delle prefazioni dei libri altrui. Dappertutto. Con quella calligrafia incerta, a tratti isterica.
E lasciava ovunque tracce di sé. “Del” sé.
Glielo avevo regalato un blocco, di quelli seri, eleganti con la copertina rigida, decorato con i fiori di ibisco, ma non era servito a niente. Continuava a scrivere ovunque e a lasciare ovunque tracce di sé.
Si firmava A.Ch. o qualcosa del genere.

Di mestiere faccio la barista.
Servo da bere a chi ha sete, a chi vuole annegare i ricordi e a chi non riesce più a ricordare.
Il poeta apparteneva alla terza categoria di bevitori.
“Cuba libre.”, mi ordinava e aggiungeva: “Sei tu Poemia?”
Le prime volte me lo facevo ripetere. Poemia. Cosa voleva dire? Ma dagli artisti ci si può aspettare di tutto!
Alla fine non ci badavo più. Alla domanda “Sei tu Poemia?”, scuotevo il capo e versavo nel bicchiere, con il Cuba libre, tutta la sua delusione. Sempre la stessa, cocente delusione.
Non sapevo dare un’età al poeta. Forse settanta, forse qualcuno in più. Portava occhiali scuri e teneva il capo reclinato su quelle cartacce, su cui rovesciava anima e qualche goccia di Cuba libre.
Quando finiva di bere, si asciugava la bocca col dorso della mano, accartocciava le parole e gettava tutto nel cestino.
Incontravo i suoi occhi di rado, quando per pagarmi il conto, abbassava gli occhiali e cercava gli spiccioli nel portafoglio logoro.
Poi se ne andava con quell’andatura stanca. Le gambe un po’ divaricate, i polpacci muscolosi e i piedi nelle infradito.
Io aspettavo che uscisse per racimolare dal cestino tutti i suoi bigliettini che, non so nemmeno io il perché, attaccavo su una specie di diario. Ci capivo poco di quegli scarabocchi, ma una cosa era certa. Su tutti i pezzi di carta, prima di ogni poesia, c’era la stessa frase: “Anche oggi Poemia non è venuta.”
E a me, si stringeva il cuore.
Chi era questa Poemia? E perché la veniva a cercare al mio bar? E perché mi chiedeva se fossi io Poemia?
Io, all’epoca, avevo diciotto anni e il poeta mi pareva vecchio. Che gli ricordassi qualcun’altra? Un amore del passato?
Gliene avevo parlato a mia madre del poeta e lei aveva strabuzzato gli occhi. Quegli occhioni neri, profondi che, in gioventù, avevano tramortito più di un cuore.
Non aveva fiatato sul poeta. Si era chiusa in uno strano mutismo senza spiegazioni.
Il giorno dopo, ero tornata al bar e avevo aspettato il poeta, decisa a farmi dire chi fosse questa Poemia.
Il poeta era arrivato, aveva ordinato il solito Cuba libre e mi aveva posto la solita domanda.
“Sei tu Poemia?”
“Ditemi chi è Poemia e potrò dirvi se sono io.”, gli avevo risposto.
Il poeta aveva abbassato gli occhiali e, per la prima volta, avevo incontrato il suo sguardo nocciola. Tutto intero.
“Poemia è poesia. Ma una poesia solo mia.”, aveva risposto, credendo di essere chiaro.
“Non ho capito niente.”, avevo affermato, sincera.
“Allora non sei Poemia.”
“Mi sa di no!”, avevo concluso, delusa. Poemia era una follia da poeti, una cosa strana, assurda, surreale, un’invenzione di un povero vecchio. Altro che un antico amore!
Ma il poeta non si era rimesso gli occhiali e non era neanche deluso.
“Sono io Poemia.”, aveva dichiarato una voce alle mie spalle. Una voce che conoscevo molto bene. Quella di mia madre. Che per l’occasione aveva indossato il suo vestito più bello.
Il poeta si era alzato dalla sedia e, mia madre, l’aveva fatta volare in un abbraccio che non finiva mai.
Non è che ci avessi capito un granché di tutta quella storia.
So solo che di mestiere faceva il poeta. Mio padre.

Manuela Anna Greco, in arte Mag, è nata a Milano, dove vive e lavora.
Con Ennepilibri, Editore di Imperia, a novembre 2007, ha pubblicato il suo primo romanzo “Ma il cuore non si arrende…” e il 21 marzo 2009, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, è uscita la sua prima raccolta di poesie “Su e giù per l’anima.”
A maggio 2009, ha vinto il concorso “Incipit da favola. Il racconto lo scrivi tu.”, indetto da ilmiolibro.it e Scuola Holden, con la fiaba “Una rosa per Tea.”
Grazie al premio ottenuto, ha pubblicato, con Ilmiolibro.it, la raccolta di racconti “Anime perse e no.”
Il 23 novembre 2009 si è classificata al 3° posto nel concorso Montblanc “A story to tell”, organizzato da Secretary.it, con il racconto “Anima bambina”.
A dicembre 2009 si è classificata al 2° posto al Concorso Nazionale Letterario “pennacalamaio@zacem.it”, indetto dall’Associazione Culturale Savonese Zacem, con il racconto “I sassi si sono messi a parlare” e ha ottenuto una segnalazione di merito per la poesia “Che t’amo”.
A giugno 2010 si è classificata al 3° posto con il racconto “Spira il vento. Nasce mia sorella. Giovanni” al “Premio letterario Angelo e Angela Valenti – XVII Edizione”, indetto dall’Amministrazione Comunale di Garbagnate Milanese e dall’Assessorato alle Politiche Culturali, in collaborazione con l’Associazione “Famiglia Agirina” di Milano.
A giugno 2010 è uscito il suo secondo romanzo “Cherry Sweet Love”, edito da La Vita Felice.
A dicembre 2010, “Cherry Sweet Love” si è classificato al 2° posto al Concorso Nazionale Letterario “pennacalamaio@zacem.it”, indetto dall’Associazione Culturale Savonese Zacem.
Ad aprile 2011, è uscita la raccolta poetica “Dentro il mare”, edita da LietoColle.
A gennaio 2012, ha ottenuto, con il racconto “Com’è bella la tua Genova!”, un premio come finalista al concorso “Angelo ed Emilio Moriondo”, indetto dall’Associazione Cattolica Artisti di Genova.
Con l’Associazione Culturale Savonese Zacem, a gennaio 2012, ha avuto una menzione d’onore per il divertissement “Trr…” e si è classificata al 3° posto con la favola “Anthea dai capelli verdi.”

Il suo sito è http://www.manuelagreco.com

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