“E’ qui che dobbiamo stare” è una raccolta di racconti brevi pubblicata in solo formato digitale da Wepub, casa editrice online da poco fondata, che si affida a Sergio Donato per il proprio battesimo di fuoco… e c’è da dire che la scelta è stata felice. I 5 racconti brevi della raccolta sono legati da un filo conduttore: la crisi. Economica, ma anche -e soprattutto- morale. L’autore gioca di sottrazione nel descrivere squarci di umanità costretta a giocarsi il proprio progetto esistenziale in una lotta continua contro la mancanza di denaro, che è anche e soprattutto, una lotta per mantenere la propria dignità. La tragedia con cui si apre il primo racconto “Mia moglie ha una merceria”, in cui l’azione si muove attorno ad un cadavere ritrovato in un campo, non deve trarre in inganno: all’autore non interessa il dramma ad effetto, ma lo scavo nelle incomprensioni quotidiane, nei dialoghi che celano molto più di quello che rivelano, fino al limite estremo della chiacchera e dell’inesprimibilità. Se la parola nasconde, i corpi non sono certo il luogo della verità: occultati alla vista (il cadavere del primo racconto), oppure mercificati dalla sovraesposizione (come in “Ripresa”, ambientato nel mondo del porno), vengono descritti a frammenti, pezzi che non compongono alcun intero dotato di senso.
Se la crisi economica è il collante comune, ad una lettura più attenta, il tempo e il destino sembrano i veri protagonisti della raccolta: mai evocati direttamente, ma suggeriti attraverso brevi tracce disseminate nei punti chiave, sono queste le categorie entro cui l’uomo si muove, si gioca le sue scelte, così limitate (o così illimitate, quindi senza alcun peso specifico, come in “Una brillante destinazione”) da sembrare illusorie.
E’ qui che vale la pena di fare un’annotazione sullo stile, che dimostra ascendenze alla Carver: essenziale, paratattico, asciutto nell’espressione fino alla cesellatura, si adatta perfettamente al contenuto, non annoia né cerca effetti speciali per catturare l’attenzione del lettore, ma si assesta da subito su un funzionalismo espressivo che rende queste 37 pagine leggibili e rileggibili.
L’unico appunto che mi sento di muovere alla raccolta è questo: la sua brevità. Un’ora di lettura è poco, contando che le capacità narrative dell’autore sono notevoli. Detto questo, ne consiglio sicuramente l’acquisto, in attesa che Donato ci dia qualcosa di più sostanzioso su cui mettere le mani.

Leonardo Renzi

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