*

alberi di latta inferriate in attesa
luce silenzio
odore di caffelatte
non rimarginano le ferite

*

per questo nutrimento mi frantumo
tra sabbie e fuoco alle caviglie
sigillo la mia sete su litorale
il tempo – non so – se esiste veramente

*

di notte pulsano parole
su righe di mare
una luce ritorna intatta
del suo splendore
su imposte che schiudono
colori di ali che resistono
al vento
di notte pulsano parole
in un punto convergente
dove tutto si fonde in sogno
su vertebre di perfezione
di nascita
di notte pulsano parole
strozzate all’alba
dall’alto di un picco
in un tempo scarno di impronte
ma nulla accadrà invano
separa e congiunge le cose
il tempo così anche per noi
l’orizzonte dipinge
tutti i colori

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“La parola poetante nomina Qualcosa che va oltre il poeta e lo spinge in un’appartenenza che non ha stabilito egli stesso, un’appartenenza che può solo accettare.

(Martin Heidegger, L’inno Andenken di Hölderlin)

Mi limito ad accogliere i frantumi dell’insignificanza con l’allegria del disperato e porto nel  grembo  un’implosione   di respiro che assume la valenza di una prigione  e tuttavia  anela a riaccendere una scintilla .

Sono fiume che straripa
da margini tumefatti al vento
abbaglio di  sole
flusso di gramaglie
fascio di lettere mai scritte
chiasmo di suoni
che scandiscono
il mio istinto di ribellione
in nessun luogo
ma in ogni dove

“La vita non vive”
La fede non si risolve in acquisizione di certezze e l’uomo ha come unica certezza la propria esistenza e come misura di riferimento e limite l’esistenza degli altri. E la mia  poesia  ha il dovere di testimoniare ciò che appare ai suoi occhi come lacerante,così dietro la veste realistica c’è sempre una realtà simbolica nel senso che il mondo assume significati ancestrali agli occhi di chi osserva . Come dice Gaston Bachelard ,”non si vede il mondo se non si sogna ciò che si vede”. E’ voce umana la poesia sia pur una voce di silenzio, una voce interiore, educata a tener conto di tutte le sue note e a metterne in evidenza il valore e i valori. La poesia è vivere nella carne, addentrandosi in essa, conoscendone l’angoscia e la morte”.

(Maria Zambrano, Filosofia e poesia)

mi nutro di parole
strali al vento senza venature
ma il cerchio non chiude
questo trambusto di pietre
sferraglia l’anima
non ha nome
irrompe
su orme di nostalgia
disserra
occhi bendati
non ha nome
inquieto va a minare
ogni certezza

Maria Allo è nata a Santa Teresa di Riva (ME). Attualmente vive a Riposto (CT). Laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Messina, è docente di Italiano e Latino in un liceo della provincia di Catania. Ha al suo attivo  numerose pubblicazioni antologiche e due  sillogi  di poesia. Modera come autrice  tre blog di poesia, due  blog didattici ed è redattrice di “Aetnascuola”. Alcune  sue poesie sono state lette e commentate su Rai Notte nelle trasmissioni Inconscio, magia e psiche e Cinquestelle, entrambe curate dal prof. Gabriele La Porta. Sue poesie figurano su  CARTESENSIBILI, POETARUM SILVA, NEOBAR E WSF .

Blog di riferimento http://nugae11.wordpress.com/

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