9 Mentre volgete per l’eteree sfere
                                                  col gonfio cuore le mal certe rotte […]
Gerardo di Bornel

[Nonsense in 5]

Scena sconnessa: righe allacciano polsi. Il rap-
porto stilato dice “divieto di volo a logo-
grifi e quant’altro”. Non cerco più supplementi al non-
senso. Ho le istruzioni, sono destinataria e non com-
prendo non comprendo le parole. Mi comprendono tutta.

[L’incendio]

Scena impermeabile. Onda battente. Una vasca il
giardino. Tieni pure quel tuo cuore scrosciante in
alto nella mano e imbarca acqua col pensiero. Il
pensiero, il pensiero… – dissero le parole in scarto
accelerato e scuotendo la testa – è destinato all’incendio!

[È nelle dita]

È nelle dita il tempo che non finisce.
Ascoltale nell’acqua dove ho lasciato la parola.
Niente voglio da qui a lì e invece
tutto a perdita di voce e la voce un nonnulla
– io un nonnulla – nell’acqua sfinita distesa su
piedi che cantano senza rimedio, suono.
È nelle dita il tempo che non fiorisce.

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“Spezzo in enjambement di fiato e senso il verso come per riporlo in uno spazio millimetrato grafico e mentale, una partitura senza altezze. La poesia è iniziazione al suono per il tramite corporeo della parola; mappa svanita d’agogica e dinamica dove quel che non dico l’ho detto prima di non dire.”

Faccio capriole polverose per vedermi da fuori e scrivere di me ma debordo come da una rilegatura che non tiene. Laureata in Lettere e pianista, sono giunta quattro anni fa in anticipo all’ora del tè in Inghilterra. Mi disincontro qui a centellinare trifogli a barili e due mondi sono troppi e la Sicilia non è ancora esausta d’essere se stessa. Non ricordo d’esser morta e sento due notti in luogo d’una.

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