copertinaIl concetto di perturbante, sottotitolo della presente antologia, fu introdotto in psicologia da Ernst Jentsch ed approfondito da Sigmund Freud nel saggio del 1919 dal titolo Das Unheimliche come “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” e che designa una sensazione di insicurezza e di disagio. Jentsch rileva che la tecnica narrativa di generare una sensazione perturbante sia spesso applicata in letteratura da diversi romanzieri: E. T. A. Hoffmann di L’uomo della sabbia, giudicato da Freud “il maestro indiscusso del perturbante in letteratura”, H. James di Giro di vite ma anche E.A. Poe, G. de Maupassant, F. Kafka, D. Buzzati, I. Calvino per citare solo alcuni degli scrittori che più di altri  hanno introdotto nelle loro storie la figura dell’automa, impossibilitato a decidere, del doppio che rende immortali, sola difesa contro l’annullamento dell’Io e protezione dalla morte.

Il critico F. Orlando in Letteratura, ragione e represso: tre studi freudiani, pubblicati da Einaudi negli anni Novanta, teorizza una categorizzazione delle opere letterarie in base al principio freudiano di “formazione di compromesso”. Il nostro inconscio si manifesta attraverso il sogno, il lapsus, il motto di spirito, il sintomo nevrotico se il Super io non interviene con la sua azione morale e critica. La stessa letteratura essendo invenzione, spazio immaginario permette il compromesso tra reale e irreale.

A questo proposito anche M. Lavagetto scrive che “l’opera d’arte si configura, tanto per il suo produttore quanto per il suo destinatario, come una sorta di ripetizione; il rimosso viene risvegliato dall’esperienza estetica perché in essa prende corpo e rivive qualcosa di nascosto e occultato nel passato sia individuale che filogenetico.” La stessa tensione racchiusa nell’opera d’arte è il perturbante. La letteratura e l’arte in senso lato ne rappresentano la terapia, il regno di mezzo in cui l’uomo può vedere realizzati desideri inconsci e inesprimibili.

Nell’antologia Le parole del Mistero le autrici, rigorosamente donne, attraverso i percorsi della memoria, narrano la vita, sollecitano la complicità del lettore, stabiliscono una comunicazione intima di stati d’animo individuali, di indefinite emozioni interiori e anche quando sembra che si lascino trasportare da divagazioni in realtà seguono un percorso creativo mai scontato o banale perché a parlare è il cuore. Esiste un disegno preciso che lega i singoli racconti, tutti autonomi eppure legati tra di loro da influenze reciproche. In comune ad esempio a molti racconti è la presenza di un narratore autodiegetico, protagonista della vicenda narrata che dunque racconta fatti inerenti a se stesso. In alcuni racconti c’è scissione tra io narrante e io narrato come se ci fosse una discordanza all’inizio del racconto ma poi convergenza nelle ultime battute quando si torna a narrare il presente. Talvolta il narratore è onnisciente, adotta infatti la focalizzazione zero come punto di vista privilegiato. Struttura dialogica in alcuni racconti cosicchè narrazione e discorso dei personaggi si confondono; flusso di coscienza in altri, tutto è sperimentato in questa bella raccolta. Lo scrittore gode infatti di molte libertà, non solo ha facoltà di scegliere il proprio mondo oggetto di rappresentazione, accrescendone o moltiplicandone gli effetti ma può evitare fino all’ultimo qualsiasi precisazione.

Per la ricchezza di temi, per la varietà di toni e di registri espressivi, per la complessa e meditata  struttura polifonica, i racconti attuano un sapiente gioco di seduzione, partono dalla realtà per introdurre elementi nuovi che increspano l’apparente calma del quotidiano e trattano “ i misteri che si trovano alle nostre porte”. E così il motivo del sosia affrontato da Isabella Giomi nel racconto L’ombra sospesa rappresenta “un baluardo contro la scomparsa dell’Io, una energica smentita del potere della morte” (O. Rank) o il ritorno perpetuo dell’uguale, sperimentato da Virginia in Un autunno tormentato di A. Passarelli Pula nel suo percorrere quotidiano di corridoi e cancelli all’interno del carcere in cui lavora, rappresenta la coazione a ripetere. Per dirla con Freud “La ripetizione involontaria rende perturbante ciò che di per sé sarebbe innocuo, insinuandoci l’idea della fatalità e dell’ineluttabilità laddove normalmente avremmo parlato soltanto di caso”. Come dimenticare certi passaggi di Voglia di volare di Lucia Di Gregorio, che per il notevole livello artistico ricordano La grande mutazione di P. Levi, oppure l’animismo di Viola violino di Anna Laura Bobbi secondo cui oltre agli esseri viventi, anche gli oggetti possono essere dotati di un principio vitale e in questo caso è proprio il violino a essere vivo e a influenzare la protagonista del racconto, perfino nelle scelte di vita? Scrittura intensa e autentica è anche quella di Chiamami da lontano sempre della Bobbi che ricorda Il treno ha fischiato di L. Pirandello tratto dalle Novelle per un anno quando l’impiegato Belluca dal temperamento mite e paziente, dopo aver tollerato per anni i soprusi del capoufficio e le difficoltà quotidiane dà in escandescenze dopo aver sentito il fischio del treno. Il linguaggio è spesso poetico e fantasioso, a metà strada tra visioni oniriche e realtà, in altri momenti efficace e potente perché veicola emozioni e immagini forti legate a ricordi di fatti vissuti. Diverse sono le espressioni che denotano lo slancio lirico, Gloria Gaetano, la curatrice e le altre tredici autrici ne elargiscono a piene mani, con generosità.

Raccontare è dono, aprirsi all’altro, un atto di coraggio che presuppone anche il rischio. Certo è che se ci si lascia prendere dalle storie da esse non si vorrebbe più uscire, un desiderio diffuso tra i lettori infatti è quello di incontrare Sherazade.

Heimlich è parola ambigua, nelle sue diverse sfumature di significato ne possiede addirittura una identica al suo opposto. Quale miglior risorsa del “sentimento” che permea la raccolta per risolvere gli opposti? Nel sentimento c’è una mente che tiene insieme gli opposti, contenendoli.

Il raccontare qui è tutt’altro che sfogo e debolezza, è piuttosto alchimia sapiente tra energia e capacità di ogni singola scrittrice di forgiarla in modo costruttivo al fine di “vedere” e “far vedere oltre”. È sempre il rendere feconda ogni opportunità, di scrittura in questo caso, di ampliare il senso della vita, aprendosi alla speranza e all’accettazione di ciò che accade attraverso l’avventura della comunicazione. Ecco allora che le parole acquistano vita propria, come il violino di A. Laura Bobbi, “Sorride quel diavolo di violino. Viola violino a squarciagola di sogni a dimora, destino volteggia s’invola scolora innamora avvalora”.

“Autrici presenti nell’antologia: Floriana Coppola, Ketty Martino, Gloria Gaetano, Cecilia Testa, Alma Passarelli Pula,  Silvia Calzolari, Mara Giordano, Hoseki Vannini, Serena Gobbo, Lucia De Gregorio, Isabella Giomi, Anna Laura Bobbi, Maria Tschuck, Giada Eva Elisa Tarantino”.

Annunci