Milena PriscoSono le tracce di esistenza che mi rimangono addosso e che restituisco nel loro flusso naturale con l’urgenza di non potere farne a meno di farlo.

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FARINA DI MERINGA

Farina, grano duro, grano bianco
farina, polvere di spiga
come polvere di corpo
unita dal tuo seme, bianco seme
unita nel pigmento delle tue ossa,
bianche ossa
in frazioni di molecole sparse
intorno al cromosoma che non ha paura
dal tuo di diventare carne ed ossa
di occupare un sole nel suo spazio.

Acqua di biacca
acqua senza trasparenza
acqua di sola sostanza
acqua di sperma
acqua di muco di vagina
acqua del mio sudore che passa
di strato in strato di sfera
di sfera
di sfera a coperta delle mie vene scure
di vene bambine deboli e azzurre
di vene grosse e blu notte non appena
di te si impasta il dentro del mio ventre
allo stato di polvere di farina di polvere
che esplode nel calore di esplosione
di atomi automi senza parsimonia
nel mio seno che gonfia
senza vergogna
indurita corona che gonfia
di lievito che gonfia di birra
di vita che si modifica e che torna
in ogni mio orgasmo a
diventare nuovo mondo dei miei organi
a moltiplicare le figlie mie in utero
macchiato dal tuo sperma ghiaccio
ghiaccio che scotta la mano
nel tratto che entra dentro
a prendere per mano le mie figlie
sole che ballano sotto la mia pelle
sotto ogni centimetro della mia pelle
che ballano a mani larghe
che ballano
dove tu in superficie vedi solo
vibrare l’ultimo strato di polvere rosa
di farina rosa epidermide
che si concede al tuo tocco
all’unto delle tue mani bisognose
dove io ho paura di cantare
la violenza del mio godere
per ore sporca di polvere
a mangiare il tuo pane
per ogni morso privo di denti
a boccone ingoiato
senza sprecare forza
che si espande
da sola si espande
fuori sulla mia faccia
che trema e piange
di dolore goduto e piange
senza saper trattenere
la farina incollata
dal seme di te
sui capezzoli da latte
quando perdono il latte
delle figlie mie che ballano
di nascosto da te
sotto la pelle mia
e solo dentro di me.

* * *

IL DIO DALLE MANI GRANDI

Mi nasce un dio
Dalle mani grandi
Dalla voce roca
Senza riccioli di sabbia
In una grotta stentata
Dove sparano una bomba
Senza pentimento
Come fece Giuseppe della stirpe di Davide
Senza pentimento
Quando lo strappò ad Erode
Senza pentimento
In silenzio e riservo
Per la cospirazione
Di quella strage d’innocente
Scampata per sola disperazione
Senza pentimento
Di portare suo figlio
A morire più in là
Senza pentimento
Come lo schianto di una bomba
A sud di Betlemme
Dove il mio dio
Rinasce piano
In un altro Natale
Con più peli sulle gambe
Sotto una luna più storta
Che lo vorrà nato uomo
Senza la grazia di una forma
Dal peso bambino
Piccolino in una mangiatoia
Con accanto una donna
Che lo ha nutrito di sangue
Da un seno amaro
Come le mele d’estate.

Mi nasce un dio
Ed io ne piango
Per le pene del suo cammino
Sulle pietre della spianata
Dove raccoglierà in un filo
Solo urla straziate
Di persone massacrate
Ciascuna dal proprio dio
In un triangolo di terrà arida
Dove gli ulivi mangiano aria
Lasciando l’acqua alle pecore stanche
Lasciando al vento il corso del vento
Fino a perdere foglie nell’autunno
Quando un altro Natale
Starà per arrivare senza aspettare
Che quello di prima avrà affermato
La redenzione delle anime perse
La giustizia sulla violenza morale
La salvezza delle persone oneste.

Mi sta per nascere un salvatore
Avrà gli occhi tristi dal dolore
Ma il sorriso forte di chi non teme la morte
In ogni sua pasqua primaverile
Sotto le solite bombe
Sopra i soliti morti
Che non gli tolgono di dosso
La voglia di rinascere e
La voglia di vivere
per una vita migliore.

* * *

LA SOSPENSIONE DEL DOLORE

La sospensione del dolore
è acqua che tiene a galla
il respiro lento
del mio corpo disteso e coperto
dal mare immerso
di pancia a smentire
ogni paura di ritorno
al dolore delle costole
rotte per forza dalla forza
del pianto che espande
la cassa del cuore
fino a scoppiarla di colpo
in un’unica esplosione.
La sospensione del dolore
non è ancora amore
ma sollievo di carne
in assenza di pensiero
è commozione di colore.
di occhi sgranati e placidi
di pinne e branchie morbide
in danze molli nuotate
su tappeti di coralli in fiore
con me che lenta mi perdo
di branco in branco
con loro mi perdo
a vivere una pace dentro
nel profondo del mare
dove parla solo il mio silenzio.

Milena Prisco scrive poesie, racconti e ha collaborato con le riviste Life Club e Il Reportage come giornalista. Nel biennio 1999/2000 alcuni suoi lavori sono stati pubblicati nelle antologie dei premi letterari Fonòpoli (Editrice Montedit), promosso dall’omonima associazione culturale, e Poesie di Fine Millennio dalla rivista Orizzonti. Nel 2010 sue poesie sono state pubblicate nelle antologie Democratika e Tutti Tranne Te (Editore Limina Mentis). Il racconto Marco Cavallo è Vivo è stato pubblico dalle riviste letterarie Microcenturie (www.microcenturie.it) e SUD ed è diventato una performance live. Collabora dal 2011 con le riviste letterarie Torno Giovedì (www.tornogiovedi.it) ed UNONOVE (www.unonove.org). Il racconto Tutto in un calcio (minuto per minuto) è stato pubblicato da Nazione Indiana nell’aprile 2011. Nel 2011 il racconto Vendesi Barzellette  è stato pubblicato nella antologia I migliori racconti di UNONOVE Epika Edizioni. Lite Edition ha pubblicato nel 2012 Cunnilingua Dal 2013 collabora con la rivista letteraria Poetarum Silva (www.poetarumsilva.com). E’ autrice di perfomance e reading.

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