Scrivere è togliere spazio al male,
è addomesticare la paura
che si rifà selvatica a ogni respiro
è tentativo di conoscere
se nella radice dell’albero dimorano
necessità e libertà,
se sul suo tronco è la misura
di altezza e statura,
se nella sua chioma nidificano
verità e verosimiglianza,
adesso che so stare sotto la sua ombra
lo svantaggio umano.

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(poesia)

Prima il compito
il dovere
del sì detto d’incanto
e poi la prova
la misura
della visione
e della stonatura.

(poesie tratte dalla raccolta poetica “L’ospite indocile” -Passigli editore-)

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All’inizio dell’inverno – ma fuori era primavera – Rossella sottrasse cento lire dalla cassa della merceria di sua madre per un giro sulle giostre che ogni anno, ai tempi in cui il loro quartiere era periferia, sostavano in uno spiazzo sterrato lì vicino. La madre la scoprì, (o forse fu Rossella a confessare, non ricordava) e le sgridò entrambi. Entrambi complici nella disobbedienza che lei già la sentiva la caduta nello spazio in cui la spiga si fa pane, l’inettitudine, la facilità con cui il bene ci cade dalle mani ad ogni passo; già la sentiva la necessità di trovare una più salda presa, un più giusto grado di temperatura per le nostre mani perché il bene possa lievitare.

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Piazza della Loggia a Brescia;
il treno Italicus;
il massacro del Circeo;
l’omicidio di Pasolini a Ostia;
il 1977;
via Acca Larenzia a Roma;
le Brigate Rosse e l’omicidio di Aldo Moro;
la stazione di Bologna;

L’adolescenza sua toccata da anni inquieti, di un’inquietudine sconsacrata e sterile. Misteri senza fede sciolti nei liquami della decomposizione umana. Lo spirito del tempo, dallo schermo in bianco e nero, bruciava nel roveto ardente di un esodo senza patria. Lei, intanto, svernava in quell’età di attese, di lavorio di fondamenta, preparava il terreno alle promesse. Si annidava all’esterno di quel male che pure ingoiava, la sera, prima di Carosello.

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Aveva pensato fosse facile vivere, allora che accordava i passi alla proprietà geometrica del tempo, ma poi ci vollero i cani molecolari per seguire le tracce dell’amore – particella a massa nulla – ritrovare la chiara circostanza delle sue mani assolte dalla presa. Ora calcola la relazione metrica tra una bocca e l’altra, l’intermittenza degli occhi perché la parola sia credibile.

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1384987_10202321257057377_861298395_nLucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991), “Biografia a margine” (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci; “Mutamento” ((Fermenti Editrice,1999) con la prefazione di Mariella Bettarini; “Verso Penuel “ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia; “Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi;  “L’ospite indocile” (Passigli, 2012) con una nota di Anna Maria Farabbi. Nel 2009 ha pubblicato la plaquette “Favola” (Lietocolle), con acquerelli di Marco Sebastiani..  Ha realizzato due e-book, uno nel 2008 con Pagina-Zero tratto dalla raccolta inedita “Le stanze inquiete” e nel 2011  “Nomi” con il blog “Le vie poetiche”. Il suo lavoro inedito “La vita in dissolvenza” (quattro poemetti- monologhi) è stato musicato dal chitarrista Stefano Oliva e, dal marzo 2011, presentato in vari teatri e associazioni culturali.

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