portraitSperando che non suoni scortese il fatto che per me è insopportabile dover rispondere alla domanda: cos’ è per te la poesia, o peggio: cos’è la poesia, prendo in prestito parole di altri. Frank Zappa, parlando di musica in una delle sue più famose citazioni dice: parlare di musica è come ballare di architettura. Pier Paolo Pasolini invece afferma: “Scrivere è una cosa completamente priva di senso. Scrivo per inerzia, perché ho sempre scritto. I limiti sono quelli linguistici, io come scrittore italiano sono molto limitato. Preferirei essere uno scrittore in lingua Swahili che è la dodicesima lingua al mondo ed è parlata nel Kenya, in Tanzania, nel Congo… eccetera.”

Lamento il fatto che non esista un album musicato da Zappa con testi di Pasolini.

*
Costretto in parole che corteggiano
gli eventi, ne pongo alcune di dietro
altre davanti. Scolpiscono all’acqua
un confine di pietra, le scogliere
che costeggiano il lago. Nelle piane
di steppa, steccati in legno chiamano
campo la terra all’interno. Le guardie
circondano il prigioniero, ma sono
in prigione anche loro. Ogni tanto
quando la miseria delle lettere
stanca, mi affido al silenzio. Concedo
uno svago alla mano, uno alla bocca:
mi gratto la barba, bevo una grappa.

(inedita)
*
Distanza cucita quasi fosse ferita.
Noi che c’incontriamo nelle assenze
nel bacio alla tazza che hai lasciato
impronta di conforto che ci sfiora.
Conosci se è sinistra la mia mano.

Dio sa quanto ti amo, lo sa il silenzio
del verso ancora senza inchiostro.
E bimbi compiacersi del baccano
nella chiesa, dell’eco sotto al chiostro.

Nell’ipotesi del sacro, osservando
la tua pace, dio non parla ma non tace .

(tratta da: “Nessuno ripara la rotta” –La Vita Felice-)

*
C’eravamo noi per dare il passo al tempo
a muovere al viola il cielo, noi tingere
giù per terra il livido asfalto, pugile
al massimo peso di un no. La fede
sfilarsi di fumo dalle dita in treccia
erano treni fermi in stazione erano
rosa palazzacci a serrare lo scrigno
di ferraglia chiuso agli echi dell’addio.
E diventammo Tu. Io.

(tratta da: “Quando l’estate crepa” –LietoColle-)

 

Paolo Agrati è al suo terzo libro. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Quando l’estate crepa” con Lietocolle editore, già alla seconda edizione e “piccola odissea” con Pulcinoelefante editore. Nel Dicembre 2012 è uscito “Nessuno ripara la rotta” per La Vita Felice. Suoi testi sono presenti su diverse antologie poetiche, tra le quali “Incastrimetrici vol 2”. E’ tra i fondatori e cantante della Spleen Orchestra.
http://paoloagrati.wordpress.com/
http://www.thespleenorchestra.it/

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