oltremare[1]

Ho atteso a lungo Due granelli nella clessidra, perciò, la prima cosa che ho fatto ricevendolo è stato guardarlo attentamente, apprezzarne la grammatura della carta, e  quindi, dopo averlo letto, restare nella bella scrittura di Salvatore Sblando, nel suo stile pulito e nostalgico.

 

LISBONA, PROBABILMENTE (Omaggio a S.F.)

 

Siamo io e te Lisbona

che sia un ballatoio del Bairro Alto

o la vista dell’Estrella dall’aereo

 

Siamo qui, soli

e non c’è respiro che sappia recitarti.

 

Siano essi quattro giorni

o due secondi dopo l’eterno

noi camminiamo, chi in bilico

sul lastricato di rua Augusta

o chi come te protende la storia

lì dove il sole incide i sapori

con i riflessi delle tue acque.

 

Siamo qui o in qualunque altro posto

non c’é solitudine che possa farci ritrovare

 

e nemmeno il fitto sferragliare del tram

fra i vicoli pendenti, saprà accompagnarci

nel nulla che oggi si fa tempo.

 

Sia chiaro, non amo eccessivamente l’ermetismo e i periodi che affannano, ritengo che la vera poesia risieda nelle bellezze trascurate che il cuore e lo sguardo del poeta sanno svelare nella massima semplicità e qui, tra queste pagine, c’è incanto, la purezza di un uomo che ama la sua donna, il prossimo e la città.

QUARANTA MINUTI

 (alla più bella conducente d’autobus dell’azienda trasporti di Torino)

 

Immagina cosa pensano i sogni

quando si nascondono nella piazza

più a sud della città e attendono

fra le bancarelle del mercato

l’arrivo dell’autobus e tu

con le mani sul volante, gli occhi

fra i riflessi del viaggiatore.

 

In questi spazi d’aliante

s’apprestano magre illusioni

fra i quaranta minuti della corsa

o nel tempo d’una virgola

che s’attarda al tuo ritorno.

 

Così riprendo a scrivere la sera

di un poeta che ancora deve nascere

consegnando a mani troppo piccole

per fuggire, le sue poesie.

 

La città è il protagonista imponente, eppure discreto, che respira tra le pagine. La fusione tra paesaggi e persone che la abitano descrive il carattere  di Torino che sta a questa raccolta con lo stesso spessore con cui l’autenticità sta a questo poeta. Salvatore restituisce alla città l’onore di tutta la storia che ha contribuito a scrivere e lo stupore che merita, tutto il vissuto di chi si muove nelle sue vie. Costruisce tra le pagine un paesaggio urbano che rapisce, un altrove in cui ogni minuto scandisce uno sguardo, perso o affascinante che sia.

 

 

D’INVERNO IN PIAZZA STATUTO

Quando la brezza mulina e tagliente

spolvera il monumento che del Frejus

accenna l’indice al confine

quando al derivare di portici

impronte fradicie inzuppano

gli scalini all’ingresso del novantaquattro

 

rimpiatto l’orizzonte taciuto -grigio in cielo-

fra finestre e tetti misti al bianco

del palazzo Paravia ed induco

il decoro sabaudo al ministero.

 

Quando più in là sguardi nostri

mescolano il decifrare fra papiri d’Egitto

e al metro d’oro arrotoliamo i pensieri

quando fra gli scranni di Cavour

Mazzini e Garibaldi

– ascesi d’infausta par condicio-

sfiorano il legno d’emiciclo

le dita a ventaglio intagliato

 

Sembra che tra i percorsi dell’autobus Salvatore abbia sublimato le paure e l’unicità dei singoli che troppo spesso si dimenticano tra le trame ordite dai potenti. Nelle pagine di Due granelli nella clessidra, tra il riflesso della polvere sui vetri e le luci della città, si sorprende la fragilità di noi tutti, l’universo dei gesti quotidiani, mantenersi ad una maniglia scrostata, curare i sogni e sonnecchiare fino alla destinazione. Piccoli numeri splendenti che formano la cifra poetica di Salvatore, che riesce a donare luce e spazio a ciò che per altri è anonimo e trascurabile. L’individuo. Il cuore.

 

FRA I PASSEGGERI DI LINEA 45B

I passeggeri del quarantacinque barrato

sanno sempre dove tu li porterai.

Restano quindi seduti a questa sicurezza

appoggiati ad un corrimano scrostato al giallo

o fissi nella curiosità di chi sale alla prossima fermata.

I passeggeri del quarantacinque barrato

non sanno del cigolìo delle porte di discesa

e di salita; tu invece sì e tieni stretto il tuo volante

aprendo gli occhi nel soffio di una nuvola alla luna.

 

Ieri hai cambiato tragitto, i lavori della metro

hanno raggiunto Largo Marconi ma il cigolìo delle porte

è sempre uguale, lo sbuffo di nuvola non cancella

le virgole disegnate nella notte.

E rimani lì seduta al posto guida ad inseguire

il nuovo percorso; inventano così le curve

gli sguardi della strada e brillano

come la perlina che t’ingioiella il naso.

 

Oggi hai chiesto del Pascoli  a me

passeggero fra i passeggeri del quarantacinque barrato

dicendomi che sono qui, nel corridoio

fra i posti a sedere, come fossero i Canti di Castelvecchio

                                                               

                                                                 le tue poesie

 

Un poeta impegnato socialmente, è evidente che l’individuo e i suoi diritti, lo spazio vitale, occupano un ruolo centrale nella vita e nelle sue liriche. Due granelli nella clessidra è un respiro di speranza, tra le sue pagine risplende l’anima di un uomo attento ai bisogni ed ai richiami del prossimo. E cosa è davvero la poesia se non il rimedio all’indifferenza? La cura nei giorni, cosa? se non la sublimazione dei piccoli dettagli, la magia da ricercare nel quotidiano.

 

(a tutti i morti sul lavoro)

AL DI LA’ DELLO SPAZIO

 

Solo un gruppo di puttane a presidiare

i marciapiedi della Pellerina fra le anse della Dora.

Un vecchio ponte Bailey scavalca

quel ch’è rimasto fra i prati e la follia

 

Qui si muore mille volte e mille volte ancora si nasce

per dare le spalle al centro cittadino e percorrere

l’asfalto caldo di Corso Regina Margherita

verso tutte le direzioni della tangenziale

 

Qui si muore d’incosciente ipocrisia

nel silenzio infetto degli scarichi automobilistici

nel passaggio assente di un gruppo di ciclisti

nelle insegne dismesse di un’acciaieria tedesca

 

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