11-e1397283889167 - Copia

Nella seconda metà dell’Ottocento si era diffusa tra i bibliofili un passione per le edizioni bibliografiche microscopiche. Si tratta di edizioni importanti per i collezionisti di edizioni in miniatura, apprezzate per le dimensioni originali più che per la loro reale utilità. Con dei caratteri mobili minuscoli, i tipografi Salmin nel 1878 a Padova, stamparono il famoso Dantino, uno dei più piccoli libri al mondo (42×56 mm), un volumetto realizzato con caratteri mobili detti “occhio di mosca”, incisi dal milanese Antonio Farina. Nel 1897 sempre i fratelli Salmin stamparono in mille copie una famosa Lettera di Galileo a Cristina di Lorena, in cui il grande astronomo e scienziato spiega e giustifica le proprie osservazioni scientifiche e astronomiche relative all’eliocentrismo.  Probabilmente l’opera, per le dimensioni ridotte della pagina (15 x9 mm), è il più piccolo libro al mondo stampato a caratteri mobili. Ne esistono solo quattro copie: una conservata presso la Biblioteca Civica di Pordenone, una presso la Civica di Bergamo, un’altra presso la Malatestiana di Cesena e infine un’ultima copia presso la Civica Berio di Genova.

Esiste anche una bizzarra edizione della Divina Commedia, realizzata nel 1888 a Gorizia. La storia di quest’edizione ha il sapore di leggenda tanto è suggestiva e originale. “In una modesta casetta di via Morelli”, come scrisse Guido Manzini nella rivista n.34 di Studi Goriziani del 1963, viveva un tipografo, Francesco Cossovel. Un giorno una tragedia si abbattè sulla sua famiglia: il pavimento della soffitta in cui stava giocando suo figlio cedette di schianto e il bambino morì precipitando al piano sottostante. Cossovel ne provò uno shock talmente forte che “i suoi nervi ottici subirono una così forte e permanente dilatazione da permettergli di vedere a occhio nudo e chiaramente anche cose di ridottissime dimensioni e quindi senza alcun bisogno di lenti e occhiali”, scrive il Manzini. L’anomalia ottica si rivelò utile perché il tipografo decise di ricopiare, con una penna appositamente realizzata, l’intera Divina Commedia in un unico foglio di pergamena di 48,5 x 69 cm. Sotto il fregio in alto dove c’è pure un ritratto di Dante, si legge, anzi si leggerebbe, con l’ausilio di una lente di ingrandimento “Trascritto micro-calligrafo, a mano libera, senza uso di lente, composto di 14.233 versi, c.a. 96.000 parole., c.a 400.000 lettere”. L’intero poema fu pazientemente trascritto in una chiara scrittura che tendeva al corsivo. Le tre cantiche del poema sono racchiuse in tre rettangoli mentre ciascun canto è compresso in una colonna di dimensioni ridottissime. Dopo la trascrizione il manoscritto venne fotografato, se ne ottenne un cliché delle stesse dimensioni, dal quale furono tratte molte copie. Esisterebbero tre diverse versioni, che si differenziano per il colophon; nell’esemplare conservato presso la Biblioteca Civica di Gorizia (GRC Stampe 13, numero di inventario 30.477) c’è la dicitura “Riproduzione riservata”. In basso a destra è riportata la data 1888 e poi il colophon Francesco Cossovel- Gorizia, Austria-Editore; nella segreteria dell’istituto se ne conserva anche copia fotografica. Cossovel ne stampò un certo numero di copie che oggi sono una rarità. Del manoscritto originale di Francesco Cossovel, da cui fu tratta la litografia alla base delle diverse edizioni ottocentesche, oggi si sono perse le tracce. Pare che fosse custodito per qualche tempo dal Cossovel, poi che fosse giunto al Conte Teodoro La Tour, un nobile francese e che si trovasse nel castello di Russiz presso Gorizia, così almeno si legge nella copia litografata in possesso della Biblioteca Civica di Pordenone. Successivamente potrebbe essere stata distrutta durante la prima guerra mondiale o conservata dagli eredi. Nell’esemplare posseduto dalla Biblioteca Civica di Pordenone in calce al foglio appare inoltre l’indicazione: “Photo Lithogr. Druck v. Jes. Eberle & C. – Wien VII”. Probabilmente è a questa edizione, che risulterebbe la più diffusa presso le biblioteche, che fa riferimento il Catalogue of the Dante collection presented by Willard Fiske compiled by Theodore Wesley Kock. Ithaca, New York, 1898, riportando però la data del 1883 che fa venire il dubbio se si sia trattato di una svista o se possa esistere una tiratura ancora precedente dell’opera. Pare che ci sia stata anche una ristampa di questa seconda tiratura in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Dante nella città di Trento: anche qui è presente lo stesso riferimento al conte La Tour e il colophon “Gorizia, G. Cossovel”, inoltre l’iscrizione: “Ricordo dell’inaugurazione del monumento al sommo poeta. Trento, 11 ottobre 1896”.

A Gorizia esistono cinque copie della pergamena presso famiglie private; altre copie si trovano presso l’Archivio del Seminario Arcivescovile, il Museo e la Biblioteca Provinciale, la Biblioteca Civica, poi presso il Museo Dantesco di Trento, presso la Civica Berio di Genova, presso la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Anche a Manduria, nella Biblioteca Comunale Marco Gatti,  diretta dalla dott.ssa Carmela Greco, esiste una copia della pergamena, donata dal medico umanista Michele Greco, per molti anni direttore della biblioteca stessa. Si narra che, nell’agosto del 1916 durante la conquista di Gorizia, Greco, si sia imbattuto, con altri soldati italiani, in diverse copie originali della pergamena, rinvenute in un magazzino abbandonato nei pressi del seminario della città.

Data la presenza di più copie dell’opera, ne prese una, la ripiegò più volte e la custodì con cura fino al ritorno in patria, proprio per arricchire la biblioteca comunale della sua città. A quel tempo molte altre copie furono portate nellle città di origine e donate alle biblioteche del luogo. Sono state avanzate diverse ipotesi sulla verosimiglianza della vicenda; c’è chi sostiene, ad esempio, che Cossovel si sia avvalso della fotoriduzione; ma comunque siano andate le cose l’impegno del Cossovel non è stato per niente trascurabile.

Deborah Mega

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