Mi quieta il rotolio crocchiante
delle foglie in agguato sotto ai piedi,
__ il tempo ha il volto arato di nonno,
_mi respira i capelli ad un passo –
______(potessi sentirle le tue mani
______ incresparmisi addosso ).
L’assenza non chiama più
con morsi inattesi alle caviglie
__ ora –
è sostantivo coniugato a tutti i tempi
__________________ a tutte le cose,
è dell’inverno questo profumo
___________________ caldo di fumo e castagne
è la polvere avanzata sulla sedia,
è il pettirosso rimasto senza briciole sul davanzale,
è presenza in tutte le direttrici dello spazio
________ un eterno ovunque.

Altro non so,
come richiamarti dalle pendici stese
di questa pianura troppo affossata
perché anche un solo sobbalzo di voce
non si perda rotolando tra distese spoglie.

*

Lascia che io mi compia – perfetta e piena –
sotto un sole ammansito
_______ d’autunno –
quando le vigne si spalancano in grappoli
e di acino in acino corre la voglia di vendemmia.

Lascia che inondi – libera e leggera –
filari, orti, paesi e città
_____ – nel mezzo del giorno –
come fa il mosto che odora i fossi
stendendo a riva rane
ubriache e felici.

Ricorrimi e riprendimi. Piano
reincarnami
con la pietà con cui la foglia
custodisce il sonno
del moscerino stanco.

*

Forse è l’autunno inaudito
che fuori infuria feroce
a custodire ancora memoria
dello slabbro con cui il modo si portò a luce.

_____________________intorno è tutto uno sbranarsi di giallo sul rosso,
_____________________ una mattanza di verde contro l’ocra,
_____________________ un affondare del porpora sull’arancio. –

Ma guarda laggiù
già avanza la nebbia
ed i colori ad uno ad uno tacciono.
Ogni cosa si abbandona a svestizioni improvvise
che a farsi primavera – lo sai –
ci vuole un ostinato e coraggioso oblio.

Questa non è terra buona
per far fiorire l’elicriso.


 

“Propongo questa trilogia a significare il percorso intrapreso attraverso il racconto in versi. Dopo aver per anni frequentato concetti e sistemi di pensiero, ho affidato alla ricerca di una parola “altra” il dire le questioni fondamentali di cui ogni giorno porto il marchio, nel tentativo di ricollocarle in un nuovo e diverso destino personale di senso.
Qui i miei concetti limite (l’inizio-nascita, la fine-morte, il Principio) hanno trovato quanto meno delle immagini in cui riposare.”

 

Claudia Brigato nasce in provincia di Padova nel 79. Si laurea in filosofia all’università di Padova nel 2003. Lavora nel campo della formazione scolastica e si sta specializzando in Pedagogia clinica.
Suoi testi sono presenti in riviste on line: Versante ripido, e blog di poesia: Word Social Forum, la presenza di Erato.
Attualmente si occupa dello studio del pensiero mistico medievale con particolare attenzione verso le figure femminili e il linguaggio poetico delle visioni.

Blog: claudiabrigato.wordpress.com

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