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L’arte del presente La Vita Felice, 2015

Di Claudia Cangemi

Muoversi nella poesia misurando in modo critico la sfida interpretativa del tempo e la nostra identificazione intima (di madre/padre, figlia/figlio, sorella/fratello) con il tortuoso presente è un compito arduo per chi non teme lo schianto di fronte al nulla. Claudia Cangemi nella sua raccolta in versi L’arte del presente La Vita Felice, 2015, formata da quattro sezioni: Il senso del mondo, Vivere è un rischio, La tentazione del nulla, Resilienza, osserva gli abissi dei giorni in modo armonico e con profonda sensibilità, infatti è un’arte sapersi immergere nei ritmi incalzanti delle dimensioni del quotidiano senza farsi deformare dal passato né dalle aspettative per il futuro. È qui che si incontra il futile e l’idillio, è nella realtà dei giorni che si dilatano le ombre della fragilità e dell’assenza, la comparsa della vita e della morte. Non mancano gli oggetti a cui far arrivare la poesia che assume una dimensione nuova quando spezza il rischio dell’alienazione. Corpo e anima si trovano al confine dell’ordine e del caos, quindi bisogna esercitare il potere del recupero, della ricostruzione, dell’elaborazione di ciò che scompare per preservarsi dall’urto con la decadenza: l’amore e l’empatia rimangono gli unici rimedi efficaci di sopravvivenza.

 

Donna

Creare la vita
con un gesto d’amore
Questo è l’unico atto
davvero divino
concesso
al genere umano
Ringrazio la sorte
d’esser nata donna

Gesto quotidiano

Nulla
più del gesto quotidiano
ripetuto all’infinito
mi dà la misura
dell’inesorabile
scorrere del tempo
e dell’umana
precarietà

Schianto

Ecco, è finita
Qualcosa si è rotto
con uno schianto
dentro di me
La porta
si è chiusa sbattendo
su ogni ripensamento
e sulle mie dita
protese
Ho smesso di amarti
La rabbia occupa
lo spazio del dolore
e brucia di un fuoco
ancora più devastante

Indulgenza

Perché sono
così indulgente
con tutti
tranne me?
Forse vestire sempre
i panni degli altri
è un nobile pretesto
per spogliarsi dei propri

Notte

Il regno della poesia
è la notte profonda
tra il sonno e la veglia
In quell’attimo impossibile
la civetta dell’anima
spicca il volo
e si getta in picchiata
ad afferrare stelle

 

Claudia Cangemi vive a Milano, dov’è nata cinquant’anni fa.
Dal 1986 lavora al quotidiano «Il Giorno», prima come redattore e da dieci anni come caposervizio. Dopo una lunga esperienza in cronaca, è viceresponsabile della redazione Cultura e spettacoli. Nel 2011 ha pubblicato il primo libro di poesie
Linea interrotta, vincitore del premio «Salvatore Quasimodo».
E’ del 2013 la seconda raccolta, dal titolo
Di sole e d’ombra. Nello stesso anno ha vinto un concorso indetto da Baldini Castoldi – Dalai con il racconto La migliore amica che abbia mai avuto.


big_zambaPlanare lo sguardo La Vita Felice, 2015

di Alexandra Zambà

Planare lo sguardo La Vita Felice, 2015 di Alexandra Zambà è un libro di poesie da leggere e rileggere. L’autrice ci educa alla riflessione filosofica e non intimistica sull’esistenza: l’osservazione del mondo e di ciò che gli appartiene è la solidità con cui possiamo verificare la realtà indefinita e sfuggente del cosmo. Solo la poesia sa utilizzare lo sguardo visionario, legittimazione inconfutabile della propria fecondità. Prerogativa dello scavo è conferire robustezza all’impatto sulle cose, sugli accadimenti trascorsi o presenti, sull’impercettibile: planare come tappa del viaggio senza mai dissolversi nell’oblio. L’autrice è maestra della ricerca stilistica e del bisogno di accogliere le presenze di autori della tradizione poetica, le origini e le evoluzioni della filosofia per salvaguardarsi dal modello delle nuove scritture e dalla banalità dei pensieri. Quattro sezioni, Dodici pensieri sghembi, La perdita, Una dozzina di pensieri scapigliati, Le attese, corredate dalla suggestiva e commovente corrispondenza tra Luis Razeto, filosofo e l’autrice. Calibrare la percezione visiva e sensoriale è un compito che spetta a pochi: la vista della mente è spietata, amorevole e meditativa a un tempo e passa attraverso regole rigorose, intolleranti. Inoltre la sbirciata dall’alto garantisce la saggiatura di nuove angolazioni assolutamente non conformistiche, né servili.

dalla sezione Dodici pensieri sghembi – Δώδεκα λοξές σκέψεις

1.

Planare lo sguardo perenne in cerca
e i colori

– non bastano le linee curve –

la velocità dei pensieri inghiottiti
luci nel buio

pesto di un mondo antico
e prima ancora

1.

Αιωρείται το βλέμμα αιώνια αναζητά
και τά χρώματα

– δεν αρκούν οι καμπυλωτές γραμμές –

η ταχύτητα των καταβροχθισμένων σκέψεων
λάμψη μες τη σκότη

κατάμαυρη ενός κόσμου παλιού
και πριν ακόμη

dalla sezione La perdita – Ο χαμός

1.

Non ti ho mandato via

ma avevi i tuoi dubbi
nascosti tra le labbra
chiusi nel sorriso sornione
degli anelli biondi

Quella sera infinita
a testa bassa a contare i passi
la tua giovane pelle gridava alla vita

– la visita non era per te –
la partita non era di già finita…

1.

Δεν σ’έδιωξα

είχες όμως τις αμφιβολίες σου
κρυμμένες ανάμεσα στα χείλη
κλεισμένες στο κρυφό χαμόγελο
των ξανθιών σου μπούκλων

Εκείνη την ατέρμονη βραδιά
με το κεφάλι χαμηλωμένο να μετράς βήματα
το νεανικό σου δέρμα ούρλιαζε στη ζωή

– η επίσκεψη δεν ήταν για σένα –
το παιχνίδι δεν είχε ακόμη τελειώσει…

dalla sezione Le attese – Οι αναμονές

3.

La gioia era sabbia

tritumi granelli duri
lasciati liberi girovagare in basso
senza addensare il salto ed il volo

– sgomenti riflessi –

il cuore arroccato, la pioggia scoscesa
sbriciolata la roccia
scandiva la discesa di sabbia

3.

Η χαρά ήταν άμμος

θρυμματισμένοι κόκκοι σκληροί
αφημένοι ελεύθεροι να περιπλανώνται χαμηλά
χωρίς να μαζεύουν το άλμα και το πέταγμα

– σαστισμένοι στοχασμοί–

καταφύγιο η καρδιά, η βροχή κατηφόρα
θρύψαλλα ο βράχος
συλλάβιζε την κάθοδο της άμμου

Alexandra Zambà, di origine cipriota, di lingua madre greca, vive e lavora a Roma. Nata ad Alessandria d’Egitto da madre greca e padre cipriota, ha vissuto e studiato a Cipro fino al completamento delle medie superiori, ha studiato e si è laureata all’Università di Roma «La Sapienza».

Da allora vive e lavora in Italia, docente delle medie superiori prima, produttrice cinematografica e televisiva poi, ideatrice e organizzatrice culturale ha fondato e dirige a Roma il Festival Internazionale di Teatro Italia – Cipro, OMBRE/ ΣΚΙΕΣ . Inoltre ha fondato e dirige da anni l’Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, ponte culturale tra Oriente e Occidente.
Autrice e regista teatrale, da molti anni scrive e pubblica poesie in diverse riviste e antologie.

Questo è il suo primo singolare libro di poesie, scritte in lingua italiana tra il 2002 e il 2009 e tradotte in lingua greca, grazie alla persuasione della grande amica Christina Economides,  le due lingue/fuochi della sua ellisse artistica.


big_oliviUno sguardo dalla vita, La Vita Felice, 2015

di Terry Olivi

Soffermarsi con la mente sul fluire del tempo e descrivere gli echi della vita è il tema dominante della raccolta di Terry Olivi, Uno sguardo dalla vita, La Vita Felice, 2015. L’autrice usa un tono poetico pacato e maturo per ricordare eventi, esistenze, destini di luoghi, figure, parole, cose. Una sommatoria di pieghe che affondano nei gesti dell’ascolto del controtempo. Sono sei le sezioni, Calendario, Radici, A Macerata, Canto di città, Tempo finale, Andante con moto quasi allegretto, intervallati da Haiku che spartiscono le esperienze narrate sfumandole in un continuo confronto con i desideri/pensieri dell’autrice. Lo specchio dell’altro da noi è necessario per non farsi sopraffare dall’illusione di aver smarrito persone, memorie: l’autrice ci permette il confronto con la storicità del mondo senza limitarci al confine. Il confine è l’accettazione della ciclica ripresa, del ritorno e il ritmo con cui l’autrice articola i suoi versi è la testimonianza della resistenza contro il pericolo della caducità.

 

dalla sezione CALENDARIO

Febbraio

Ha afferrato la sua lama
scintillante il cielo oggi
dopo i soffi di tramontana
che spazzano le vie,
ha sferrato il suo cavallo
di cristallo,
galoppando da Nord a Sud.
La mia mente è sveglia.
Verrà presto il canto di primavera.

Roma, 8 febbraio 2008

*
Ormai è un anno
anche nella magnolia
un cerchio in più

Velletri, 2006

dalla sezione RADICI

Radici

Le mie radici sono
oltre l’Appennino
tra montagne cilestrine
dove donne e uomini
hanno seminato sarchiato
potato ogni anno ogni giorno
con umiltà dignità semplicità
il fazzoletto in testa
la pannella davanti
un sorriso bianco
il canto nel cuore.

Le mie radici sono
le radici delle querce
i grappoli del Verdicchio dorato
sono le ciliegie di maggio
rossi orecchini da bambina
il “prete” nel letto
il parlare nelle stalle
al caldo fiato delle mucche.

Pazienti, tenaci i nostri vecchi
ci hanno insegnato un cammino
le nostre strade ci hanno portato lontano
loro non si erano mai spostati

Roma, 9 febbraio 2010

*
La mezzaluna
s’appoggia al campanile –
sarà dialogo?

Roma, Santa Maria Maggiore, 2006

dalla sezione  CANTO DI CITTA’

Danza delle ombre

Blackout elettrico
nel piazzale antistante la Stazione.
Le luci bianche e rosse
delle auto intermittenti.
Ombre scivolano leggere
una dopo l’altra
con passo cadenzato
corpi che ondeggiano
atomi che si aggregano
si dividono
sotto le chiome ad ombrello
ampie dei pini.
Nel cielo silente gioca
con le nuvole la luna.

Roma, 15 novembre 2010

*
Lavando i piatti
bolle arcobaleno –
luci dell’alba

Roma, 2007

dalla sezione TEMPO FINALE

Ballata nuziale – 31 dicembre 1944

Cadeva la neve soffice e lenta,
come è d’uso in quel mese,
cadeva la neve
mentre altrove bombe granate
fuochi d’artificio mortali,
a Nord nei forni tanti bruciavano,
tanti si scioglievano nel vento.

Cadeva la neve ed i miei
in quel giorno in fondo improbabile
di quell’anno di freddo, di lutti,
abbandoni, andavano a sposarsi:

lei in cappotto lungo
color del cielo, lui in abito scuro,
giovani giovani
la speranza negli occhi
la primavera nel cuore
per un avvenire migliore,
andavano a sposarsi
in quel bianco candore.

Andavano a sposarsi su un’auto
trainata da buoi che lenti
li portavano verso un mattino diverso,
la sposa aveva paura, un po’,
non un fiore tra i capelli,
non i guanti sulle mani nude.

Come sarebbe stato il futuro?
La casa nuova? I parenti?
Ma la sposa non piangeva. Solo un
fiocco di neve sulle guance di rosa.

Roma, febbraio 2009

dalla sezione ANDANTE CON MOTO QUASI ALLEGRETTO

Storica

All’alba, prima di colazione,
mi è venuta una riflessione.
Ho più anni dello Stato di Israele,
più della nostra Costituzione,
più anni del Referendum,
ho tanti anni quanti
ne sono passati
dalla fine della guerra…

Come mi sento storica
in questo inizio di maggio
in cui le foglie sono così
teneramente verdi
e tutto parla una lingua giovane
di inizio vita…

E intanto il cappuccino
è diventato freddo!

Roma, aprile 2008

Terry Olivi è nata a Matelica (Marche) e, bambina, ha seguito la famiglia che si è trasferita a Roma negli anni ’50. Laureatasi in Lettere, “Storia dell’Arte del Medio ed Estremo Oriente”, ha insegnato in diverse scuole sperimentali della Capitale e del Lazio.

Ha pubblicato Rosso anguria e la luna, haiku e divagazioni su Roma (LietoColle, 2006) e L’incanto dell’essere, esperienze minimali di bellezza per arricchire di poesia i nostri giorni (LietoColle, 2008).

Suo interesse privilegiato il mondo filosofico e poetico dell’Oriente.
Ama l’architettura contemporanea, l’arte del verde, l’etnomusica, in particolar modo le percussioni tradizionali giapponesi e la pizzica salentina.

 

 

 

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