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Ricevere un libro di poesie costituisce sempre un momento piacevole, capace di strapparti un sorriso, tanto più quando a fartene dono è qualcuno che consideri amico e con cui ti ci  ritrovi, se pur virtualmente ma non per questo con minor intensità di emozioni, a parlare e a condividere interessi e passioni.

Dopo la sorpresa iniziale, anche perché il pacchettino è sprovvisto di mittente e indirizzo, provo ad aprirlo con qualche difficoltà perché non mi piace strappare le buste, allo stesso tempo cerco di decifrare la calligrafia. Nessun indizio. Una scrittura delicata, precisa, forse poco incisa sulla carta ma che sa di ornato e di antico. Una scrittura creativa, da artista d’altri tempi. Finalmente la rivelazione: “L’informe amniotico – appunti numerati e qualche poesia” di Loredana Semantica. So che è la sua opera prima, selezionata al Concorso Opera Prima 2012 (da un comitato di lettura composto da Stefano Guglielmin, Giacomo Cerrai, Giorgio Bonacini, Gilberto Isella, Rosa Pierno) e finalista al premio nazionale Lorenzo Montano 2012, appena pubblicata da Limina mentis. All’interno una dedica, preziosa e per me significativa.

Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.

Sono versi tratti da Salmo di Paul Celan, esiste una condivisione di intenti: con Loredana e Maria Rita Orlando infatti gestiamo un gruppo fb dal titolo La rosa di nessuno. Il titolo del libretto riconduce al concetto di origine, da cui tutto parte per poi evolversi e a cui ritornare, nella totalità dello zero. A ritroso, a partire dal numero 69,  l’autrice annota riflessioni in prosa e poesia, sotto forma di frammenti-confessioni, raccoglie immagini, ricordi, pensieri che prendono corpo e diventano scrittura di sé, rappresentazione del tempo da un futuro già avvenuto a un passato che si rievoca attraverso la personificazione delle ore. Alla base c’è un progetto cognitivo tra mimesis e praxis, racconto e azione, rappresentazione e realtà, uno sviluppo in segmenti da cui si delinea una linea progressiva e coerente di storia e causalità, mentre si condividono con il lettore stati d’animo e corrispondenze invisibili e sotterranee. Obiettivo: perseguire la conoscenza che si completa attraverso sbagli ed errori, mentre gli altri neanche se ne accorgono tanto sono indifferenti e distratti, “nemmeno se una è a terra inerte in coma”, scrive Loredana, solo “le nuvole ci guardano.dall’altro cielo”. C’è un’altra cosa eccezionale, inconsueta, pericolosa:  il racconto di una vita vera, vissuta, resa parola diretta, ricordo lucido e coraggioso, sguardo soavemente ironico, con tutto il suo carico di incombenze, “lo partorì dopo un travaglio di orologi”, di cose “dette e non fatte, di scadenze trascurate”. E poi mentre il tempo trascorre inesorabile e ciascuno è sottoposto a uno sforzo che va oltre i tempi massimi di tolleranza, correndo il rischio di peccare di indifferenza perché travolto da mille difficoltà quotidiane, ottiene il miracolo dell’illuminazione che interviene a proteggerci e permette di riconoscere la bellezza del creato, la luce, il colore di ciò che ci circonda. Anche l’ambizione è analizzata, non esiste un livello di bravura, scrive Semantica, né la perfezione, l’investitura, ma solo uno stato di grazia, momentaneo, che ci “sazia” per poco e ci rende quasi fluttuanti. Il lessico talvolta è specialistico, mediato dall’informatica (stato, rete, ti taggo), altre volte quasi fiabesco (stelle stelline, stellarelle, stelle spente, la bella addormentata) e, in questa nostalgia evocativa, affiora il ricordo della Lamarque di Teresino. Acquista rilevanza il significato del numero, cassetto della stanza dei ricordi, concetto che ritorna in ogni testo, prosaico o poetico, e vi si fonde con andamento ciclico, mentre emerge anche il timore dell’autoreferenzialità, inclinazione tipica del poeta, che spinge a credere che ci sia un altro io alle spalle, pronto a leggere quanto si scrive. Intrapreso il cammino verso la conoscenza però non si riesce a placare l’inquietudine. Anche la scrittura, pur permettendo l’indagine tra mente, corpo, mondo, costituisce un errore che rende consapevoli della propria volatilità dato che racconta sempre “l’effimero del mondo”. Il mondo diviene spettacolo e rappresentazione a cominciare dalla propria persona, in questo modo ci si nega al silenzio e al buio, ci si ritrova e ci si dona al lettore. Anche la contrapposizione successo – sesso, visti come alternativa e ripiego, l’uno dell’altro, diventa condanna alla differenziazione, “Nacque e fu un errore. Di sesso femminile. Avrebbe dovuto avere un genere diverso. L’altro dei due possibilmente.” Una scrittura complessa, vitale, femminile  dunque che, manifestando l’eterno dissidio tra sicurezze e inquietudini, verità e trasfigurazione letteraria, ambizione e realismo, finitezza e desiderio “d’ indicibile immane”, ha il pregio, raro, di essere autentica.

Deborah Mega

57
Era commosso il petto fino al cuore. per la bellezza del creato. che si spandeva al sole d’agosto. calda e viva di colore. era per la separazione. tra l’ora dell’anima profonda. cinquantasettesima di gelo. e lo splendore circostante. per il peccato dell’indifferenza. quasi come inginocchiarsi. immobile a pregare. che giungesse la grazia. della riconoscenza. come rosa nel buio, l’illuminazione.

36
Noi nasciamo dal sopruso
quello versato sugli occhi ogni volta
dalla nascita al giorno di natale
quando aspettiamo ogni volta
che spuntino le primule
le ali sulla schiena
la catarsi
allunghiamo le braccia verso il sole
e germogliamo penne dal futuro.

Dal sopruso nasciamo
e dalle pietre
maturate al sole di gennaio
come guerrieri sconfitti
teste tagliate
trentasei denti d’Idra
nella terra seminati bianchi
lucenti e fioriti
dal suo sangue.

Lucente fiorisce
e nelle ossa trema
il freddo in trasparenza
il gelo
il cuore che sfiancato tiene
battendo duro nel tallone
per i veli in superficie
per le coperte
per la neve che dorme
per la radice
per le zolle rivoltate
fino all’imo
per il silenzio delle piume
che divora la carne
che impressiona.

30
Arida è la lingua senza sole. nonostante sembrasse un pozzo senza fondo. nonostante avesse in corpo. slanci d’azzurro e verdi foglie. anche a pescare con la schiumarola. niente affiora. nessun suono. nessuna parola. questa è l’ora trentesima. risacca dell’ insignificanza. pena nera. nera pietà del mondo.

Loredana Semantica, nata a Catania nel 1961, è laureata in legge, sposata con un medico, ha due figli, vive e lavora a Siracusa come funzionario pubblico. Si interessa di poesia, fotografia e lavorazione digitale di immagini. Proviene dall’esperienza di partecipazione e/o collaborazione a gruppi poetici, di fotografia, arte digitale, litblog, associazioni culturali nel web e su facebook. Ha pubblicato in rete all’indirizzo http://issuu.com/loredanasemantica le seguenti raccolte visuali e/o poetiche: Silloge minima (7/11/2009) Metamorfosi semantica (3.2.2010),Ora pro nomi(s) (27.3.2010) Parole e cicale (13.8.2010) L’informe amniotico (27.2.2011). Gestisce il blog “Di poche foglie” all’indirizzo http://lunacentrale.wordpress.com/.

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