Manata

Di una manata sull’acqua
lo schizzo frantumato
fletteva il tuo sorriso
ondulava oltre ai capelli
il viso e ammorbidiva
le labbra e ti sfrangiava
gli occhi con tutti i
colori dentro
e i sentieri percorsi.

Vortici

Ho rotolato la mia testa
tra le tue labbra
e ho perso la ragione
come una trottola.

Scompensi

Alcuni passi accelerati
si mischiavano a quello che
pensavo tanto
che non capivo chi per primo
era a muoversi se la spinta
del corpo o il flusso nella testa
chi in me voleva fare più
veloce per arrivare
da te dentro le tue abitudini
toccarti i capelli e spellare
le punte non capivo
poi cos’era più irrefrenabile
pensarti o camminarti accanto.

Autoreverse

Il ricordo era lì per lì rotolante che mi sfuggiva e lo inseguivo saltellante fino a sbattere la testa su di una nuvola che s’era persa scivolando verso il basso appesantita dalla pioggia che non riusciva a riversare sulla punta delle foglie che si sarebbero piegate al peso trasparente della goccia rilasciata allargata nella terra prosciugata nell’abbraccio distaccato dal germoglio dal colore tenero che sollevandosi scrollava a terra la sua forma ondeggiando con il movimento d’ali di una farfalla che incuriosita solleticando la pancia veniva soffiata via da uno sbadiglio provocato dalla noia della fame placata digerita nel sonno terminato nel risveglio del ricordo che sfuggiva alla memoria al desiderio di rivedere il fumo sfumare tra le fessure delle dita.

Polsi

Ho anche altri ricordi
più di un paio di vite
stropicciate assieme
ma la loro voce
che mi chiama
è qualche passo
meno accelerato del
battito del polso
tenuto stretto tra le mani.

Cinema vecchio

Interno sole esterno luna
azione che muove il tuo passo
la porta in piedi alle pareti
mobili che chiude ai sorrisi
in dissolvenza –
solarizzazione era quella
che distendeva le narici
sull’affrettarsi
di comparse dietro le spalle
si abbracciavano allontanandosi
presi per mano
e la musica a sollevare quei calcagni e a
colorare la polvere.

Invece

Credevo per un attimo
fosse esploso qualcosa
che spingeva colori
legava rami
a nuvole
sollevava l’erba
sulle pareti
fulminava le lampade
accarezzava i lati
deformi ai fiumi
invece –

 

Nato a Cagliari nel 1961, nel quartiere Castello, quartiere che influenzerà non poco la sua infanzia, Maurizio Manzo ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo. Il suo primo poemetto, “Coreografia del ghetto storico” racconta il “delirio” di quattro donne ai margini, ambientato nelle stradine di Castello, e mostra, nonostante la giovane età, una forza stilistica già matura. Il poemetto scritto nel 1981 è stato pubblicato nel 1985, Edizioni Castello, con la presentazione di Tonino Casula.
Dopo molti anni da questa prova e grazie alle possibilità offerte dal web, pubblica diversi testi e lavori raccolti in ebook nei vari Litblog, testi che raccontano il disagio sociale senza retorica: “Le anamorfiche”, “Mirate”, “Fai date”“All’ombra dei pixel” e “Distorsioni a occhio nudo” con un’attenzione particolare all’aspetto metrico-ritmico e al suo farsi suono-immagine-senso.
Con il racconto Il Mutamento è stato finalista alla II edizione del premio Ulteriora Mirari, sezione prosa, Edizioni Smasher.
Premiato con Menzione d’onore alla Ventottesima Edizione del premio Lorenzo Montano, sezione raccolta inedita, con la raccolta Anamorfiche e altre Distorsioni.
A ottobre 2014 è uscita la sua seconda raccolta poetica per Lepisma Edizioni, collana La Cicala diretta da Dante Maffia: Sette terribili ostriche e una perla.
http://www.ibs.it/code/9788875372224/manzo-maurizio/sette-terribili-ostriche.html

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