lunedì 1.

Abbiamo tutti un segreto
ma il corpo sa tutto.
Tutto.
Che numero hai?

Io vado laggiù
dove c’è quella striscia rossa,
a guardare le persone.
Hai visto che bello?

Non è stato un sogno.
I fili eterni sottili e resistenti fra le persone
sono un segreto.
Radici
che per quanto tu abbia tagliato la pianta
sono lì.
Vive.

monday 1.

We all have a secret
but the body knows everything.
Everything.
What’s your number?

I go there
where that red stripe is,
to see people.
Isn’t it beautiful?

It wasn’t a dream.
The eternal and resistant threads among people
are a secret.
Roots
that although you have cut the tree down
are still there.
Alive.

martedì 2.

Canto delle sirene
lo splendore,
equazioni perfette.

Formule di una cattedrale
della bellezza
dell’emozione
del sentire,
scolpita
da sfuggenti note
cominciate in frazione.

tuesday 2.

I sing the sirens’
brightness,
perfect equations.

Formulas of a cathedral
of beauty
of emotion
of feeling,
carved
by slipping notes
started in fraction.

venerdì 3.

Il pensiero mio inarrestabile
si ferma beota sulle scorribande con te
e si cristallizza perturbato sul non ascoltare
l’intimità,
si intorbida baluginato da una speranza matematica e ottusa.

E tu ostinato, sfuggi, sai che le cose esistono
solo se hai parole per chiamarle e resti
in silenzio, attirando ancor più il mio
monocromo pensiero supremo sotto i veli strangolati.

Ma anche senza la tua voce
le agavi danno alloggio alle vespe
le infiorescenze rare emergono dai pascoli petrosi
l’incanto arriva fino a un piccolo fiore senza nome.

friday 3.

My relentless thought
stops idiot on the raids with you
and crystallises upset on not listening to
the intimacy,
it clouds glinted by a mathematical, dull hope.

And you, stubborn, flee away, you know that things exist
only if you have words to call them and keep
silent, attracting more and more my
monochrome supreme thought under the strangled veils.

But even without your voice
agaves host wasps
rare buds emerge from stony pastures
magic comes to a small flower with no name.

translation by Nathaniel Dupertuis


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Foto di Vito Palmisani

Silvana Kühtz, barese, detesta le etichette, non ama parlare di sé. Già il suo cognome bavarese è tutto un programma, quattro consonanti, una vocale e con la dieresi (!). Sono poche le volte in cui si presenta e l’interlocutore capisce al primo colpo. Il più delle volte dice: Ho un cognome con la K, e allora dall’altra parte scrivono Cappa. A sei anni con il registratore a tracolla e col microfono, leggeva a voce alta filastrocche, poesie, ritornelli, nel corridoio di casa e continua a farlo. Se volete verrà anche a casa vostra a seminare poesia a voce alta.
Silvana è convinta che per scrivere è importante leggere, leggere tanto ed ha creato un progetto di diffusione della lettura che si articola in tanti modi diversi, seguitelo su http://www.poesiainazione.it.

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