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Da « Oltraggio all’ipocrisia » , Lepisma Edizioni, 2012

INCH’ALLAH

Come la Bibbia,
come il Corano
devono averci raccontato a tutte le stesse stronzate: scopa solo con tuo marito
e di preferenza per fare figli
non tenere la casa come un porcile
fatti eleggere rappresentante dei genitori
compra i prodotti di marca che durano di più
non andare nei bar con le amiche che la gente sparla
se metti la minigonna e i tacchi poi non stupirti se ti stuprano
lascia che sia lui a nobilitarsi con il lavoro, tu fai la moglie e la madre
non lamentarti sempre
non fare troppe domande
sorridi
avanti, più convinta
prova ancora
ecco
così
sorridi

e non cercare di essere felice

non sta bene…
____

Da « Arsenico e nuovi versetti », Ed. La Vita Felice, Milano, 2013

PAPA

alla fermata dell’autobus
l’attesa si prolunga,
per terra c’è un profilattico esausto
e io m’interrogo sull’utilità del papa.
sì, papa con la minuscola
perché il rispetto non è grammatica

il paperone in mitria impartisce dal deposito degli orrori
inaccertabili benedizioni
farcite di bocconi reazionari

i roghi sono spenti,
ma l’aria ricorda ancora l’odore stucchevole delle carni arse
e resta aperta la caccia
alla strega che vuole abortire,
al prete eretico che chiede moglie,
al perverso che si accoppia contro natura,
a quella diavoleria di lattice che ostacola l’epidemia

il capobranco e la muta di cani in gonnella
terrorizzano le pecore ingozzate di paure e colpe,
abbindolate con promesse eteree,
impalpabili,
pronte a esplodere
come dogmi di sapone

in verità vi dico…
la domenica mattina è fatta per dormire
e non per lo shopping al Supermarket del Buon Pastore
tirati a festa, con in tasca la lista dei peccati

il paradiso è un morso in un tartufo d’Alba
il purgatorio, il risveglio dopo una sbornia
l’inferno, il frigo vuoto

la giustizia
ce la siamo giocata in eterno

dio – o chi ne fa le veci
è affar mio
affar nostro
affare di donne e uomini in croce
in cerca di pace.
____

Da « Abbecedario di una ex buona a nulla », Ed. Rupe Mutevole, Parma 2015

YOLANDA

(tanto va la psicanalista al lapsus che le lasci un bel bottino…)

li ho fatti contenti e sono andata

dalla lacaniana italiana
che pare rammendi i neuroni col filo dei silenzi
e imbastisca orli stracolmi di scheletri e zombie.
è ben sistemata nello stanzino dei dolori
c’è un divano arancio che le s’intona allo smalto
la foto del maestro accanto al vaso di fiori
e tutti i mali del mondo, curati in promozione

per qualche mese baratto confessioni

le registro di nascosto
ne faccio versi, non appena fuori.
che la parola chiave – che suona come un gong
arrivi dopo 5, 50 minuti o 5 ore
la tariffa non cambia
sborsare è terapeutico
ringraziare, anche

da stesa si dorme meglio

s’inventa meglio
persino il malessere, gli sbalzi, i traumi da manuale
l’infanzia surrogata in capitoli di complessi standard
la giovinezza fumata, bevuta e orgasmata
la maternità, che chiede ancora una spiegazione

c’è puzza di piedi, piedi strizzati al pari dei cervelli
tanfo di cuori attirati col formaggio e poi seviziati
c’è profumo di bigliettoni, chili di pilates
e superattici sui campi elisi.
ha la faccia da cefalo quando le faccio notare
lo sa, vero, che quello che fa è immorale
deve pensare, poverina, un’altra anima che non sa dove atterrare
e non risponde, neanche le avessi chiesto di cantare…

credo in un solo IO, fragile e potente
lascio transfert e controtransfert agli incontri su internet
mi fido del mio lapis più che dei nostri lapsus
pratico il coitus e non erigo totem
a un tabù mal vissuto preferisco un menu ben assortito
e vivo lasciandomi vivere in attesa che mi si lasci vivere

vada a pescarle nel cesso le pillole del consenso
non è con la chimica che si nutre una famiglia
si sporchi le mani, se le sporchi con me
non è tutta merda quella che brilla
sul suo divano arancio che le s’intona allo smalto.

____

da « Si chiude da sé », raccolta inedita (novembre 2015)

*
pensavo di me, sono un rebus risolto barando, una mano di poker sbiadita.
porto un casco corvino per ripararmi la nuca dai troppi padri di passaggio
bestemmio perché ho fede, mangio segatura e feti di nascosto
e aspetto che il sole collassi in un brodo di buio e tagliatelle filanti.
ho fatto figli per non morire sola come una bacinella dopo il bagno
mi sono cucita addosso genti e paesi, antidoti contro le pulci del benessere.
in ogni mio sogno i lupi bevono e ruttano con gli agnelli
non c’è posto per le fatine col bacchetto magico tra le cosce:
lo sai, sono una brava bambina, cresciuta a ciccioli e santini.

**
mi sa che stasera gongolo, con la densità di una nana a corto d’arti,
vedo in fondo al cannone l’oblò della nave a cui daremo fiato
e, ancora più in là, un cortile galleggiante e gatti a guardia di noi che rimiamo.
hai mani per scolpire un sorriso al legno, legno spiaggiato dopo la gara col sale,
io uso i denti per ritagliarci una di quelle sere grigie fuori e odorose dentro.
attento a non bruciare ali, ali di pollo e pelle d’alluminio, attento a noi
che ci scottiamo facilmente. ci serve ovatta, e cera, fiori di cera per cena.
ora mi stendo così mi annusi, là dove la sterpaglia si è fatta serra
e il tuo seme vi sguazza come un bambino rapito dal piacere del fango.

***
siedo al bancone di un pub con mio padre morto, colorito di tutto punto
risuscitato per rimediare alla sua ultima beffa. mette una firma e io torno ricca.
sto arrivando, ma non vedo le ore e tu mi aspetti da mcdonald, tra la mobilia bisunta
e i lazzi di ronald. piangi e non capisco, piangi e ci godo, due funerali in uno. non male
non ti trattengo mentre scocca l’alba della catastrofe, della lettiera rovesciata e
del mare di paté ed escrementi su cui navigano felini magri come l’indifferenza
e tu vai, col passo di maschera affranta, compare turiddu dall’occhio mozzato.
è in un sogno allucinato, e strappato alla tana dei voleri rimossi, che in tutta pace
prendo congedo, e ti accarezzo con la risolutezza dell’uovo che si schiude.


IMG_20150826_190056Gabriella Montanari
(1971, Lugo di Romagna)

Laureata in lettere moderne all’Università di Bologna e diplomata in pittura presso la Scuola d’Arti Ornamentali San Giacomo di Roma, è poeta e fotografa. Traduttrice di poesia e narrativa dal francese e dall’inglese, collabora con riviste di critica letteraria, d’informazione e d’arte italiane e francesi.
È co-fondatrice e direttrice editoriale della casa editrice WhiteFly Press (Lugo di Romagna http://www.whiteflypress.com).
Esordisce in poesia con la raccolta Oltraggio all’ipocrisia – Prefazione di Dante Maffia (seconda classificata al Premio R. Farina, 1° Davide Rondoni, 3° Sauro Albisani) per le edizione Lepisma di Roma (2012), a cui ha fatto seguito Arsenico e nuovi versetti (La Vita Felice, Milano, 2013 – Prefazione di Lino Angiuli) e Abbecedario di una ex buona a nulla (Rupe Mutevole Edizioni, Parma, 2015 – Prefazione di Enrico Nascimbeni). Sue poesie, racconti brevi e traduzioni sono raccolte in antologie italiane e internazionali.
Attualmente vive e opera tra l’Africa (Togo) e l’Italia.

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