La ricerca di un’armonia, prodotta anche da un’esigenza speculativa – tra la ragione e i sentimenti, tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e la natura, tra la natura e i suoi elementi – e la ricerca di una riconciliazione di questi perenni contrasti determina il principale percorso poetico e riflessivo di Monica Martinelli, e il suo tentativo di affidarsi al cuore con la testa, laddove il cuore, oltre ad essere il centro del corpo, ne costituisce la forza motrice, mentre la testa, e in particolare gli occhi, ne rappresentano l’abitudine in quanto non ci accorgiamo effettivamente di quanto e come siano utilizzati. L’abitudine degli occhi scandaglia, in sette sezioni relative ad alcuni rami delle scienze (fisica, chimica, geologia, ecc.), gli stati d’animo e del corpo di quell’umanità che con sincerità e passione si offre e si “svuota” senza infingimenti e senza paura di rischiare. Perché la poesia è anche, forse soprattutto, un mettersi in gioco e una sfida, e rivela il tentativo di comunicare proprio laddove la comunicazione sembra impossibile.

 


 

A guardare chi muore

È prescritto piangere
è prescritta la gioia,
le grida dei bambini le ascoltavi interdetto
nel santuario dell’indifferenza.
Lo sguardo negli occhi
di occhi senza sguardo,
un fermo immagine sullo strazio
in questa immensità di latrati e dolore
tutto è sommerso
tutto è perso.

Ormai tutto è solo acqua,
acqua e fango e dentro moltitudini
di paura, come semenzine schiacciate
su pareti d’impotenza
quando l’improvviso è un secondo
interminabile e incomprensibile.

Temiamo il cielo come lugubre indizio,
detestare l’acqua se la rosa dei venti
disorienta in modo occidentale,
nello spazio tra respiro e silenzio
la vita è ciò che capita
magari un intralcio lì a caso.

E se il cuore si sfa
contro un tronco spezzato,
solo Dio potrebbe camminare sulle acque
e portare un po’ d’ordine
quello che non puoi fare tu
che pensi solo al pianto trasparente
dei bambini e a come farlo smettere.

Per i morti della Liguria colpiti dall’alluvione a fine ottobre 2011 e per quelli di novembre 2014, perché la storia e gli errori umani si ripetono ovunque e sempre

 


fotoMonica Martinelli è nata a Roma e lavora nella Pubblica Amministrazione. Dopo la laurea in Lettere presso l’Università “La Sapienza di Roma” e un dottorato sui rapporti tra Cina e Unione Europea, ha scritto articoli e recensioni sulla rivista letteraria “Rassegna di letteratura Italiana”.
A fine 2009 ha pubblicato il libro di poesie con prefazione di Walter Mauro dal titolo Poesie ed ombre, Tracce editore.
A dicembre 2009 ha vinto il Premio letterario “La città dei Sassi di Matera” per la sezione poesia inedita.
A fine 2011 ha pubblicato il libro di poesie dal titolo Alterni Presagi, Altrimedia editore, con prefazione di Plinio Perilli.
A marzo 2015 ha pubblicato il libro di poesie L’abitudine degli occhi, Passigli editore, con prefazione di Davide Rondoni.
Ha pubblicato poesie sulle riviste “Poeti e Poesia”, “Poesia” e “Orizzonti” e racconti e poesie su varie antologie e blog letterari come ViaDelleBelleDonne, Neobar, La presenza di Erato, Poetarum Silva, ed è arrivata finalista a vari premi di poesia.
Il libro L’abitudine degli occhi è arrivato nella rosa dei candidati finalisti del Premio Camaiore 2015 ed è stato segnalato al Premio Frascati Poesia, Premio Mario Luzi e Premio Montano; ha inoltre vinto il primo posto del Premio Pascoli “L’ora di Barga”, ed è nella terna vincitrice del Premio Laurentum 2015, attualmente in corso.
E’ redattrice della rivista di cultura letteraria e arte “I Fiori del male”.

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