Ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.

(J. L. Borges)

foto di Adeline Martin
foto di Adeline Martin

Paragono la poesia alla musica. Qualcosa che viene colto nel suo selvatico e primitivo fluire, un liquido che si spande, penetra e pervade. Una salvezza marina, un dono costante elargito da una materia universale che risuona nel suo mantra primigenio e che compone lo stesso poeta, strumento e non strumentale. La poesia appartiene a sé stessa e alla sua natura misteriosa e salvifica, non è proprietà dell’io di un autore e il suo viaggio si compie in un’universalità da cui proviene e tende a far ritorno, in una atavica nostalgia di qualcosa di non locato e vasto, che non ammette intellettualità e recinti temporali, linguistici o di altra sorta. La poesia s’intuisce e non si spiega, così come un’opera pittorica non può essere scissa dalle vibrazioni di colore che la compongono e la animano. Inutile – secondo me – cercarne il ruolo, spiegarne l’intenzione o il tempo sociale. Resiste e vive da sé, se è poesia, nella sua voce senza tempo, spazio o luogo.”

Eventi

Voi avete
tra le mani l’aria
che ha attraversato i boschi
e non sapete
di essere la curva del cielo,
l’improvviso evento
prima della pagina combusta
nello spettro della luce.
Voi avete detto le cose
prive del loro vento, compatte,
interrotte dal tempo
e avete pianto.
Avete molte lacrime e
tendini tesi e bocche,
siete i millenni e le ere, i sotterranei.
Camminate ma
non sapete del viaggio
di essere gli atlanti.
Andiamo in sogno
dissipando i giorni.

Un segno

Cielo che imbianchi la sera,
aiutami.
Chiave del sonno, apri.
Il fendente della lingua
è impigliato nell’epigrafe
e qui l’acqua trabocca,
per questa bocca il tempo passa e muta,
per questo chiaro segno di poesia
gli occhi non sono chiusi dalla calce bianca.
Io sono una scalatrice di silenzi
e spesso piango,
sono come un poeta pazzo e nudo,
come una torre vuota o una vetrata.
Ridatemi alle acque
che sotto ai passi il filo si restringe.

L’ipotesi del tempo

Ho un’aorta, credo,
che persiste nel flusso
verso e oltre
il confine del cuore.
Qualcosa mi duole.
Nettuno anche oscilla,
– lo sento nelle orecchie –
è liquida la terra
e tutto ha una misura
stretta, inalterata.
L’ipotesi del tempo,
il suo contrario,
l’acqua dei giorni
come uno specchio opaco.

 


Monica Osnato, poetessa-performer e pittrice, è nata a Palermo e vive a Roma. Ha vissuto a lungo all’estero.
Ha pubblicato diversi libri di poesia, alcuni tradotti in più lingue. Alcune delle sue sillogi sono state pubblicate in Serbia in edizione bilingue italiano/serbo. Suoi testi sono inclusi in antologie e riviste di poesia italiana e straniera contemporanea. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in concorsi letterari per la narrativa e la poesia. È stata frequentemente ospite in Festival di Poesia e in incontri letterari Nazionali ed Internazionali.

Pubblicazioni:
– Come vento tra le dune, Il Calamaio 2003
– Lo stesso titolo in greco, Paralos Ed., 2004
– Approdi, LietoColle, 2007
– Isola e Onda, ediGiò, 2007
– Tajno putovanje/ Viaggio clandestino, Evro-Giunti Ed., Belgrado, 2008
– Impermanenze, Aletti, 2009
– L’oasi e la neve – poesie d’amore e d’eros, Il Calamaio Ed., 2010
– La mia dolce cenere/Moj slatki pepeo, Prosveta ed., Belgrado, 2012

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