Nel mio percorso ho scelto spesso di lavorare con le immagini. Affiancare parole a immagini, o viceversa, è una scelta non sempre condivisa, a volte poco apprezzata in ambito poetico, sono convinta però che la poesia sia in costante dialogo con altre forme artistiche. Così ho scelto di dialogare, di non trincerarmi dietro il paravento delle parole. Sono interessata al mondo della fotografia che sa comunicare restando in silenzio e svelando con la presenza l’invisibile, quello che Y. Bonnefoy chiama il délivrance du visible. Amo la poesia che conosce la forza dei silenzi e che rivela il mondo parallelo e visionario della metafora. Sono affascinata dalla pittura e dall’arte perché, come spiega Aristotele, “l’arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione”, rielabora la realtà e ci apre a nuovi ponti di comprensione.
Nel suo saggio sulla metafora Giorgio Bolla scrive che l’immagine poetica è obbligatoriamente il frutto di un intervento concettuale, l’immagine visiva è, invece, immediata, sensoriale. Lo haiku è l’essenza di questa visione, ridotta ai minimi termini. Ricrea un’immagine del tutto reale utilizzando un’istantanea spazio-temporale rielaborata in sintesi dai sensi e dalla riflessione dello hajin. Questa visione prende forma attraverso l’assenza e, quel collegamento sottile che permette lo svelamento, è lasciato, con cura, nelle mani del lettore.
È prima di tutto, però, una rivelazione per l’autore stesso, per lo haijin che è riuscito a cogliere e traslare in poesia la sintesi di un evento, di solito banale, poco importante o a cui non si presta attenzione. Lo haiku riporta l’attenzione alle piccole cose cogliendone i significati profondi, restituendoci un’immagine pulita, senza cornice e orpelli.
Vedo la composizione di un haiku come un prolungamento spazio temporale di un’azione istantanea che andrebbe persa e dimenticata, nonostante la sua profonda e intrinseca bellezza. Bellezza nel senso più ampio del termine perché, per la poesia haiku, ogni avvenimento ha la sua importanza anche quelli che potremmo ritenere “meno poetici”.
Il “qui e ora” dello haiku anziché fissare l’azione e/o l’esperienza descritta dilatano lo spazio e il tempo della percezione, dal momento in cui accade effettivamente, al momento in cui viene colta dal lettore. Il ricordo della sensazione è ciò che lo haiku dovrebbe evocare anche nel lettore, pure se quell’esperienza non è stata direttamente vissuta. La poesia, in questo senso, si può dire uno strumento di trasmissione…
Scelgo lo haiku come forma espressiva perché è una poesia diretta all’essenza delle cose e perché è in grado, attraverso la sua grande forza visuale, di riconnettere, con semplicità, l’uomo alla natura.


Haiku

fiori di pruno-
la luna stretta al ramo
in un abbraccio

*

i suoi occhi-
due piccoli acini
di uva nera

*

acquerugiola-
zuppa fin nelle ossa
senza bagnarmi

*

alba gelida-
il profumo del pane
appena cotto

*

sopra la neve
giace un pettirosso
-ancora caldo

*

già primavera?
-i fiori del Kimono
stesi al sole

*

inseguendo il
volo d’una farfalla
-il gatto sogna

Senryū

anche le rose
del ventaglio che sventoli
soffrono l’afa


 

 

Valentina Meloni è nata a Roma nel 1976. Ha pubblicato con FusibiliaLibri “Nei giardini di Suzhou”(2015) raccolta di haiku con interventi in pittura sumi-e di Santo Previtera. La prossima pubblicazione, una raccolta di poesie illustrate dalla stessa autrice “Le regole del controdolore” (Temperino Rosso Edizioni) uscirà a breve. In attesa anche della pubblicazione di “Eva”, progetto poetico-fotografico di collaborazione sull’universo femminile e la violenza di genere, che ha vinto nel 2015 il Premio “La Bormida al Tanaro Sposa”. Suoi testi di poesia e narrativa si trovano in diverse antologie. Blogger, da alcuni anni cura una pagina di eco-poesia. È redattrice editoriale per la rubrica interviste della rivista di letteratura Euterpe, scrive su L’area di Broca, semestrale di letteratura e conoscenza e su altre riviste sempre in ambito artistico-culturale.

http://valentinameloni.com/

 

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