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Le stanze inquiete – La Vita Felice, 2016
di Lucianna Argentino

nota di Rita Pacilio

Il poeta ha sempre il grande desiderio di guardare le cose nuove e, soprattutto, guardarle in modo nuovo nel passare del tempo. Questa esigenza fa assumere alla storia un corso attuale, moderno in cui l’individuo sa di poter custodire e dire i propri tormenti, le proprie gioie senza sentire il peso della ripetizione e del dejà vu. Il flusso degli eventi quotidiani, molto spesso, nasconde armi interessanti per la buona poesia, perché in questi spazi infinitesimi si collocano le radici e le forze del mistero dell’esistenza. Lucianna Argentino nel suo lavoro poetico dal titolo ‘Le stanze inquiete’ (LVF, 2016) coglie e svela molte confidenze che passano nella gestualità e nel numero di bocche in fila verso la cassa di un supermercato. Fatti, percorsi, chiacchierate veloci, scarpe dalle molteplici e brevissime storie che confessano la vita testimoniandola con stupefacente franchezza in un luogo, come un supermercato, affollato e poco incline alla concentrazione profonda. L’autrice appunta nella mente e, per non dimenticare, su foglietti di carta, gli avvenimenti esterni e interni che accadono durante la sua giornata di lavoro compiendo un tragitto poetico originale. Scrivere in modo progressivo ciò che è vago presagio, visione e/o esperienza diretta è compito del poeta che dalla realtà assorbe il distillato delle circostanze. Questa dimensione consente al valore semantico un potere correlativo e funzionale, infatti, lo stile linguistico permette al lettore di ascoltare voci e presenze con intonazioni sensibilissime scorrendo tutti i segnali che sono concentrati nell’accadimento esperenziale e, allo stesso tempo, nel suono della parola. Contenuto e intimità non si disperdono, anzi trovano equilibrio nell’anima della forma poetica, fluida, severa, modulatissima senza essere assolutamente incatenata alla metrica tradizionale. Si declinano, in questo modo, figurazioni e vari circuiti temporali in cui stanchezza, delusione, inquietudine, gioia, destino agiscono con fede, sogno, umanità.

Sto qui senza vocazione, ma ogni giorno rispondo,
ogni giorno, pellegrina dell’umano, vado di volto in volto,
piegata al sì dagli occhi e quando l’anima stanca
cede al disamore li faccio tornare bambini,
li riconsegno all’infanzia o a Dio,
così mi stanno dentro per amore e non per dovere.

*

Rosina era una delle tante
confusa e sfocata tra le tante,
diversa appena per quell’accento calabrese
custodito in bocca come una zolla della sua terra,
ma improvvisamente unica e nitida,
quando indicandomi due ragazzi neri
in fila alla cassa accanto, signorì, mi ha sorpreso,
lei magra e piccolina, hai visto quanto sono alti!
Chissà quanta strada hanno fatto poveri figli!

*

Pina un metro e cinquanta di acciacchi
mi dà monete dal calore buono
e un po’ rassegnato come il suo sguardo
velato di pianto nel raccontarmi che il marito,
malato da tempo, l’ha svegliata in piena notte
e le ha detto Pina, Alberto se ne va…
E se ne è andato, come ce ne andiamo tutti,
già distanti gli uni dagli altri
per certi invalicabili silenzi.

*

Sei piani e cinquecento sessanta passi
tra me e questo armadietto di grigio metallo
dove il camice attende il mio corpo
per farsi anima e generare foglietti
in gestazione di parole, nate per fame e per sazietà.
Negli occhi degli uomini il pane delle stelle
mi è parso buio e raffermo, i versi di Char
puntellano questa giornata che mi sta davanti
tutta intera, tutta in luce. Ma ecco
ora è questo l’ombra, questo stare nell’affanno del fiato,
nella me stessa di cui si spartiscono le vesti
cose adiacenti al nulla.

*

Franca mi confida che il figlio ha dei problemi.
È timido, chiarisce e candidamente aggiunge
ma mica c’è nato sai, c’è diventato,
a voler dire che lei l’ha fatto sano
e poi chissà cosa l’ha guastato.
Ma forse è il nascere a guastarci,
quel giungere – da dove? – quell’essere in fieri,
che fa di noi dei diventati.

*

È un abito logoro il tempo toppe e rammendi sfidano l’usura
del guardare ascoltando, dello stare in bilico…
da grande voglio fare la cassa… mi tirano per il camice
le parole della bambina alla mamma, mentre è me che guarda.
Sbagliato il sostantivo, confuso il nome comune di cosa
e di persona: cassa e cassiera.
Facendone un tutt’uno in lei sbaglia l’infanzia,
in altri una banale arroganza.

*

Perché è nato così?
chiede la bambina alla nonna
vedendo un giovane mendicante storpio
accovacciato vicino all’uscita.
Già, perché sono nata così mi chiedo io
che da tempo tento di rispondere a cosa sia la vita,
a cosa significhi amarla,
che provo a farne un grazie stordito ma vivo,
a farmi sponda accogliente
per sfidare occhi anchilosati,
per lastricare fisionomie impervie.
Le due si allontanano, attraversano il parcheggio
tenendosi per mano, portando via la risposta
che non ho sentito. Come ognuno porta con sé
il vagito della nascita senza sapere quale parola
in esso si nasconda o ne sia l’eco.
O se sia il sì alla chiamata della vita,
quel sollecito al difficile compito
di morire migliori di come si è nati.
Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore.
Fa parte della redazione del blog letterario collettivo – viadellebelledonne – .
E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro -Alessio Niceforo, il poeta della bontà – (Viemme, 1990).
Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo, (ed. Totem, 1991); Biografia a margine, (Fermenti editrice, 1994), con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, segnalato al premio Montale 1995; Mutamento, (Fermenti editrice, collana Il tempo ansante, diretta da Plinio Perilli, 1999), con la prefazione di Mariella Bettarini; Verso Penuel, (Edizioni dell’oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia, premio Donna poesia 2006; Diario inverso, (Manni editore, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi.
Con Pagina – Zero ha realizzato un e-book tratto dalla raccolta inedita Le stanze inquiete; Favola, (Edizioni LietoColle, 2009), con illustrazioni di Marco Sebastiani.

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