Ossa per sete di Sebastiano Adernò; Nuova Editrice Magenta, 2012

Ossa per sete di Sebastiano Adernò si sottrae ad ogni omologazione: infatti, mentre sembra oltrepassare con la sua urgenza filosofica la misura della versificazione; allo stesso tempo, in seguito all’ossessività della ricerca argomentativa, trova non soltanto l’irrazionale risposta della poesia ma un modo di acconciarsi estetico che punta sulla musicalità delle parole: disposizioni ritmiche, iterazioni di suoni, rime, assonanze, allitterazioni. Esse, fra l’altro, spesso si sottraggono all’atto comunicativo, rivestendosi di un’oscurità oracolare, apparentando i versi a formule iniziatiche, se non all’irruzione scomposta dell’irrazionale all’interno del logos.
Tutto questo trova la sua spiegazione nella natura complessa e irrisolvibile della quaestio centrale che cerca possibili approssimazioni attraverso una serrata procedura “investigativa”, nella quale vengono coinvolti alcuni personaggi delle Scritture sacre, e, soprattutto, la figura di Cristo che si pone come una pietra d’inciampo che interrompe quel rapporto fra Dio e gli uomini basato su una deviante castrazione e/o vacua eccedenza delle ragioni del corpo (le ossa) rispetto alla tensione conoscitiva (la sete) dello spirito.
La ricostruzione dell’unità passa attraverso l’eliminazione della paura della morte (Perché per sempre/ nessuno/ s’azzardi a dire/ che la mia religione si fonda/ sulla paura di morire) e dello iato spaventoso tra Amore e Misericordia in cui Dio è stato smembrato e distorto da secoli di catechizzazione cattolica, che ha finito con lo spogliare la figura cristica di tutta la sua carica rivoluzionaria e del suo ardente progetto di conciliazione fra materia e spirito, fra ossa e sete: le due cose, invece, vengono da Adernò così amorevolmente saldate da costituire un solo, fertile strumento di sapienza.
È dalla fessura generata dai seni della figlia di Betsabea (pag. 80) che ha inizio la “Sete di meraviglie”. Eros e Amore divino coincidono, allora, perfettamente; nel corpo amante Cielo e Terra si ricongiungono; il sacrificio di Cristo che trasforma il sangue in croce non è più vano.
Per tutto ciò che si è detto, la poesia di Adernò esercita un impatto forte sul lettore fino allo spavento. Essa, d’altra parte, è “messa in gioco” dall’autore con una forte dose di rischio; in quanto le viene affidato il compito di addentrarsi in una materia filosofico-teologica, ma anche teologico- politica (è sufficiente pensare al legame strettissimo fra religione e potere) oscura e incandescente e condurla negli spazi sonori della sua tessitura, germogliata da silenzi contemplativi; ma soprattutto in quella casa originaria per entrare nella quale non debba più essere necessario, come scrive nel testo a pag. 79, scavalcare “il leone addormentato”.
Il Dio di Adernò abita nel corpo dell’uomo come in quello di tutte le cose viventi: questa sua semplice e purissima intuizione, non nuova nella storia del pensiero ma sempre infantilmente magnifica e suadente, si esprime nella poesia forse più limpida di questa silloge, che mi piace riportare integralmente: “Pace di radura/ odore di grano mietuto/ cala il sipario/ tutto tace, compiuto/ e inesistente/ che se chiudi gli occhi/ fai piano/ senti un giro/ come un richiamo/ l’eco di un Dio lontano”.
Il poeta, dunque, si fa testimone di una religiosità libera, gioiosa, sensuale che è un atto d’amore nei confronti della pura fiamma dell’esistere e dell’Amore totale come seppe viverlo nella carne e nella testimonianza orale la figura del Cristo, dall’autore così tanto amata così come lo fu da Nietzsche, anche lui feroce anticattolico e anticlericale.

Franca Alaimo
6 Luglio 2016


Sebastiano Adernò, nasce ad Avola (SR) nel 1978. Ma vi trascorre solo i primi tre mesi della sua vita, essendo sua madre già docente in una scuola di Varese. Dopo aver conseguito la Maturità decide di iscriversi alla Facoltà di Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano dove nel 2004 si laurea con un tesi in Storia e critica del Cinema.
Nel 2010 vince il Premio Ossi di Seppia e si classifica terzo al Premio Antonio Fogazzaro. Dopo l’opera prima Per gli anni a venire Lietocolle (2011) pubblica Kairos Fara Editore (2011), In luogo dei punti per Thauma edizioni (2012) e una silloge dal titolo Ossa per sete edita dalla Nuova Magenta editrice di Varese (2012). E’ co-autore insieme a Leonardo Caffo del romanzo Luci sulle lucciole per Edizioni Montag (2012) e di Nuova Vandea (2013) un piccolo compendio di Resistenza edito da officineultranovecento. E’ da poco stato pubblicato il romanzo autobiografico Storia di una partita in salita per MJM di Meda (MB).

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