I.
L’amore
mette un corvo all’umiliazione
le gardenie al buonsenso
un nuotatore allo specchio
per uscirne indenne
avvolte si arriva alla fine delle cose
finisce il fiato, la corsa, finisce la luce
finisce il corpo, la mente, il grano
si smette di allattare
lasciando il segno della pietra, il tragitto della pioggia
e un groviglio di spetri
ecco dovremo fermare l’umiliazione
le gardenie non sono le preferite dei corvi
Ci si può arrampicare alla polvere per salire?
togliete i giorni dal petto mettete un bosco
l’hanno tagliata la luce, non ha più la punta dei piedi
vola in un blu intenso tra le risa del pesco
per l’innalzamento delle acque
alza le braccia furiose
allo scioglimento della carne
finisce l’età, il dolore, eppure l’amore
è impegnato a rivivere
la poca luce che intisichisce le piante
il punto del compasso puntato nell’osso
poi le tue mani che rimboccano il vuoto fino alle gardenie.
La luce tagliata,
è una bocca in collisione
si cicatrizza sul volto e ne ha tutta l’autorità per farlo
essere l’amore anche dopo l’amore.

II.
Dolore, tu scarabocchi con il ramarro il verde
gli cambi pelle tra due pietre
mulinelli le teste
perché non hai nulla da guadagnare con l’eterno
non credi agli eroi, credi ad uno sciame di api
nonché soffrire la sete dalla fonte
con lo steccato non passa una nuvola
tu lasci la spina al monitor
e metti il cuore in un barattolo di latta
sei lì tra il selciato delle viole
e la via del volto che modelli in uno sciame
in cui arrampicare l’àncora
fallo partire il volto, imbarcalo
tu doni un po’ del tuo dolore all’acqua
e tu felicità, tu non vorresti sapere cosa c’è al di là
della mestizia?
se fossi prodigio andresti nel dolore per ispirarlo
con il cavatappi e la bottiglia,

l’acqua non scorre se la carne ferma i detriti
ma dimmi
i fiori non hanno freddo se piantati nell’osso,
scarabocchiano per guarire le distanze
dalle parole dalla lingua scarlatta
coprire il boato delle bombe con un riso
stordire un pianto con il sipario

III.
Ci siamo presi per la lingua
tu confessavi sapienza per lavare le colpe
e incantavi il metallo del diavolo
i mali concessi per nascita e
quelli procurati con l’alibi delle mille maschere
avevi preso l’inferno per gli angoli della neve
nella stanza dove contenevi tutti i corvi
e avevi un respiro meno ogni volta che soffiavi
per rubare il meglio della luce agli sbadigli
mai perdere la strada che porta alla neve
e non trovare alibi al proprio dio nella testa
ti erano involontari gli occhi calamaio
comico non credi dipingersi per non trasparire
molliche per la mente sfalda
a che punto doveva finire la fiala?
Non te la mangi la tua frittata
e sei rimasto al bambino con lo zaino
che contava le zanzare e i fiori per via del fiato
la gente ci cammina sopra al fegato
ti presenti alla porta di tua madre
come le zanzare alla gola divorano il ritratto
sono loro l’ultimo rifugio lo sai per la voragine
in quale collisione il vuoto ha la neve nascosta nel frutto
ecco saremo di fronte dimmi
ti sei preparato gli occhi
per essere un estraneo
che vive i libri, i fatti gli incendi
acquista le lancette
e perde il respiro per osare una stilla
l’hanno circoncisa la luce
conosco la strada
l’amore è una mente di pizzo che setaccia
i fondali e le trote, spegnete la luce
non ha segreti, né trama
è un arsenale di polvere da sparo
in questa distanza che c’è tra il fondale del lago
e la superficie dell’anima
con la nostra esca al ridosso del calice
dobbiamo una preghiera all’amore
non è morto
non l’ha soffocato l’attesa che
era venuta a dire gettatelo nel lago
dategli degna sepoltura sulla neve in volo
e le trote ghiacciate
per spostare l’albero che non si muove
non basta tagliarli le gambe
le ali di tutte le rondini
per fare a pezzi il tronco non basta la salsedine
nemmeno queste acque
allontanatevi dal bordo
gli alberi con il fiato rosso si spaccano
e fanno resistenza ai violini
e poi altri dalla fibra compatta
sono integri alla storta
perfino la luce è un fondo di conversazione!


Anila Hanxhari è nata a Durazzo nel 1974 e vive a Lanciano. È poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell’associazione culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni culturali e convegni internazionali. Attualmente è dirigente responsabile del settore cultura Ascom Abruzzo, per cui cura il Format di “Poesia e Impresa”. Ha pubblicato le raccolte poetiche Io tu e l’Anima (Ianieri 1997), Assopita erba dell’est (Noubs 2002), Cicatrici d’acqua (Noubs 2007. Prefazione di Giuseppe Conte), Brindisi degli angeli (La Vita Felice 2012. Prefazione di Maurizio Cucchi). Tiro a sorte la libertà (Tabula Fati Solfanelli prefazione di Davide Rondoni e Rolando D’Alonzo) È presente, fra le altre, nelle antologie Nuovissima poesia italiana (Oscar Mondadori 2005, a cura di Antonio Riccardi e Maurizio Cucchi), La parola che ricostruisce. Poeti italiani per l’Aquila (Tracce 2009), a altro ancora e sue poesie sono state pubblicate su «Specchio» de La Stampa e numerose altre riviste. Ha vinto vari premi (tra cui il Premio Camaiore-Proposta 2002, il Premio Matacotta opera prima 2003, il Premio Valle Senio, il premio Poesia nella vita 2011) e tanti altri.

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