di Daìta Martinez LietoColle, 2013
di Daìta Martinez
LietoColle, 2013

nota Emilio Paolo Taormina

Nella poesia di Daìta Martinez le dimensioni spazio temporali crollano come un castello di lego, di verso in verso, quasi che non ci sia un filo rosso. Daìta ci porta in un mondo: una città abbandonata, un viaggio all’inferno rembaldiano. Nebbie e rovine di un sogno. Si tratta di una poesia moderna e innovativa, personale che si muove nelle vaste praterie di Erza Pound, Silvia Plath, nella musica di Patti Smith. Scavalca il recinto del novecento e si proietta per i sentieri del nuovo con il brivido delle terre inesplorate.
La poesia di Daita è introspettiva e di frontiera tra i segni nascosti del suo io e la prepotenza liberatoria del suo essere. È qui il filo rosso! Lei ci porta per mano per il labirinto della sua anima e cerca le risposte. È una realtà rifiutata, un crollo di mura, un viaggio nello sconosciuto.
Il viaggio nel labirinto dell’anima di Daìta e un poco l’inchiesta di un detective che vuole scoprire il serial killer del bosco dagli indizi che sembrano portare a nessun risultato. È questa la strada per trovare il DNA dei versi della Martinez. La sua poesia è purificatrice e liberatoria come una preghiera e le risposte sono l’eco della voce di una sibilla.
“. la bottega di via alloro .”, è un luogo fisico dell’antica Palermo e mi fa pensare ad un’erboristeria in cui si vendono le erbe per guarire l’anima.
La silloge omonima è anche in lingua siciliana con testo a fronte in italiano. Queste poesie hanno il grande merito di rivitalizzare, la lingua siciliana, le due lingue sono sciolte e senza forzature.
La poetessa ha appreso molto bene la lezione di Pasolini e usa il siciliano senza arcaismi.
È una tristezza dovere dire che il siciliano e l’italiano sono due lingue in forte decadenza e già cominciano a cavalcare la via dell’estinzione. Basta vedere il telegiornale per capire che l’italiano non spiega più l’attualità politica ed economica senza la stampella dell’inglese.
Con le poesie in siciliano Daìta lancia una pietra ed è una minuscola stella che scintilla nella notte.
“. la bottega di via alloro .”, è un libro che spezza i legami con la tradizione. Si tratta di una poesia nuova, anche se in filigrana la poetessa dimostra conoscenza profonda della poesia del novecento ed orientale.

*

precipita :

sotto appena lo squarcio degli oleandri
seguendo il mutare del violino
fili merlati nella questua del risveglio

strappate le dita
quando è doglia il silenzio
dopo l’attesa
prima del rovo

traccia :

sopra appena il fiato sgualcito
isolato ritmo la coltre sulla bocca calpesta
il profilo degli occhi all’inizio del sogno

dedalo la cenere
quando è rosso il legno
dopo l’acqua
prima delle scarpe

{ – }

schizofrenica insolenza delle acque
sgorgate odore sulla vertebra del tinello
sbottonata la marcia del polso nutrito d’avvento
che invade il sapore dei limoni attorcigliati tra
i guanti allevati suono in quel masticare verbo
come certe ore deglutite allo scadere della sera .

|

. il cotone degli accenti
annoda mirtilli alla gerla
dei contenuti e gli orologi
vuotano la collina che succede .

|

. nascondi questo spazio vuoto
legarsi legarmi legarti gli occhi
poi silenzio scende dai momenti
il giro impetuoso di corda oscilla
smalto sulla lingua fumando noi
significante circostanza l’addosso
dell’erba abbreviata cantilena dèi .

*

. cunzata nvucca
a cannedda nesci
picciridda la sira .

. millenuvicentusittantadui .

http://www.lietocolle.com/shop/collane-collana-rossa/la-bottega-di-via-alloro/

 

 

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