darioImprimere sul foglio quello che per me è la poesia, è difficile da viscerare. La prima parola che mi viene in mente è: condivisione. Un sentire di cose e verità in movimento, in un tempo vicino o lontano; in una forma di pensiero che genera e può rigenerare mondi visti ogni volta da una nuova prospettiva. La foga esistenziale che urge ad uscire fuori, quando altrimenti l’anima brucia. La Poesia è un insieme di tanti fiori, ed io davvero non ho tali risposte da poterli raccogliere tutti: finirei con sgualcirli. Chiedo scusa!

 

Da: L’origine dell’amore perfetto

 

Quello del nostro primo incontro
ricordo fu la cicatrice
di una rivolta aperta,

forse un respiro rubato
un pensiero annaspato dal vento,
una violenza subordinata
dentro silenzi di palpebre spente.

Tremavano le bocche ombrose
e tremavano le ore,
cadendo ferme
sulle pietre ad una ad una

offrendosi come lumi di una ragione.

*

Era una notte d’ autunno
di quelle che il gelo disvela segreti
e i colori faticano a incidere
i passi lenti della memoria.

Si spostavano suppellettili
cadevano fotografie,
si spegnevano lampade dai tralicci

e un po’ per ignoranza
o un po’ per ricompensa,
ci sembrò quasi delicata
quell’illusione di luna

che da lassù ci guardava rammolliti,
squilibrati a mezz’aria
interrotti tra corpo e mente
come eroi di una canzone Chisciottiana

*

Turbolenti apparivano gli alberi
e tesi i fiori,
desiderosi di sorprenderci in giardino
a raccogliere nuova vita,

materia infuocata nel vuoto
di una sicura ferita.

Fremevo di ardore e già pensavo
di poterti violare avvinghiato
al destino di una tua parola,

concedendo solo poche suture
a quei gambi dei soffioni stormiti.
Stramazzavo,
divoravo e incarnavo
perfettamente il ruolo
dell’amante inquieto…

“ Eppure vergine lo ero di sicuro!”

*

Piegato come un fulmine
nel chiaro e casto spasimo
della tua figura!

Tu eri l’angelo apparso
Il pane lavato sulla faccia,
colei che mi avrebbe portato in origine
alla città di Betlemme,

all’invisibile miracolo di un crocicchio
che troppo poco avrebbe detto
e molto riso piantato.

Come una tracimazione dell’acqua
che sciaborda rotte verso mari
e isole che non ci sono.

*

L’amore che guarda
è un feto che genera cieli
fedele alle spighe,

ai segni perfetti
di una vita che ricomincia.

E dalla bellezza dei tuoi occhi
che riconosco un forte
senso di vertigini

un capogiro dal quale
non mi proteggo
sprovvisto come sono

di cappotto, toque
e guanti.


Dario Cannalire, nato a Francavilla F. (BR) nel 1966, vive a Taranto lavorando come Interior Design.
Nonostante per molto tempo sia stato lontano dal mondo dell’editoria, sia cartacea che sul web, da sempre si è interessato alla poesia, facendo studi su forme e strutture di altri poeti contemporanei, cimentandosi così nella scrittura di inediti per soddisfare la propria necessità creativa: quando nel 2004 è stato inserito nel Diario poetico “Il segreto delle fragole” di LietoColle.
Si interessa di arte, scrittura e di bellezza in tutte le sue forme.

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