L'amore casomai copertina

 

Rita Pacilio

L’amore casomai – LVF, 2018

Racconti

(Il terzo escluso viene in evidenza)

Siccome il titolo del libro è sull’amore, occorrerà anche prenderlo in parola.

Cosa intendiamo per “amore”? Brevemente, intendiamo quell’accezione dell’amor cortese, che viene brillantemente e un po’ acrobaticamente esposta da de Rougemont (L’amore e l’Occidente) e da altra trattatistica, e poi intendiamo quel che quella trattatistica copriva e sublimava, ovvero il perpetuo e talora feroce confronto dei sessi, e ancora quel che viene fuori anche oggi, con l’evidenza della violenza senza fine, avente ad oggetto l’altro inteso come proprietà personale, e come vittima preferita o statisticamente preponderante, la donna.

Beh, c’è anche qualche bellezza, magari anche grande.

Dunque l’amore è cose tanto diverse, ma queste cose tanto differenti tra loro sono tutte amore? La domanda è centrata nel titolo stesso del libro, che non si limita a enunciare il contenuto d’amore, ma lo affianca alla congiunzione “casomai”. Come recita il Devoto-Oli, s’intende per “casomai” il significato “nel caso che, per introdurre un’ipotesi considerata molto improbabile”.

Dunque il riferimento del libro è l’amore, ma si tratta di un riferimento da considerarsi come molto attenuato, e improbabile, e il libro difatti si muove tra momenti che possono essere visti nell’ambito di ciò che intendiamo per amore nel senso nobile, e molti altri, che non possono esservi inclusi forse, oppure sì, ma che comunque esistono e magari sono anche spacciati per amore.

Non sorprende, perché i libri dell’autrice ci hanno abituato a considerare il rapporto dei sessi, almeno dall’adolescenza alla vecchiaia, come cosa assai problematica.

Che questo sia un dato di realtà, poi, è sotto gli occhi di tutti.

Si vedano esempi.

La “Storia di L.” (13) si assiste a una scena di sesso telefonico: per quanto intenso possa essere, dura “Qualche minuto tenero” e poi “la telefonata termina”. S’intende che la tenerezza, qui, è fatta di intimità di voce, di “parolaccia”, di “ansimare”. Il sesso è reale ma in realtà in autoriferimento, masturbatorio, i due sono lontani. Cosa oggi frequentissima, per quanto folle sia questa modalità. Molte volte appare l’unica possibile.

Quello lì” (24-5) evoca il dolore della perdita (“Un sms arrivato… mentre stava per chiudere l’attività in azienda”), il tentativo del ritorno (“Squillò sette volte. Occupato. La voglia di urlare”), l’evocazione dei trascorsi insieme, belli (“Una sera in un motel di Lugano…”) o forse sgradevoli (“Al passare degli sconosciuti lei si eccitava”).

Nessuna ora” (33-4)è un po’ sullo stesso tema, con aggiunta di “gelosia che corrode il fegato. L’altra ci sa fare. Scrive messaggi alle due di notte. Lo prende” e infine non resta che “Guardarsi dalle foto. Riappropriarsi della distanza.”

La triade, il sesso a tre: “Lei” (37-8) ma anche, nel titolo simmetrico, “Lui” (42-3): “l’incontro con lo spettatore era stato programmato” (37), e “Lei taceva. Ubbidiva. Con consapevolezza” (42) e così fino alla fine “Tra cinquanta minuti tornano i ragazzi dalla scuola, vado a fare la doccia” (43).

Teneramente” (47): “Poi la lava lui… cercando di farlo in modo mansueto… adesso tace e lava… L’acqua scorre rosa. Ha penetrato ovunque. A sverginare.”

In “Storia di F.” (54) il registro muta del tutto. “Le donne anziane conoscono la riconoscenza” e “Basta un colpo di tosse tra le mani perché la gentilezza irrompe

tu lo sai, domani non ci sarò.

L’amore dev’esserci, in qualche momento, anche in questo campionario preso a caso (bisogna leggere tutto). Dove sarà? È che ognuno lo mette dove vuole, può sembrare, leggendo. O guardando gli altri e se stessi.

L’amore, casomai, c’è.

Non sta a me la considerazione sulla bontà stilistica del linguaggio usato. Certo, qui il tipo di linguaggio,sintatticamente poco confortante, è una volontaria e continua ricerca che offre l’idea della peripezia, dell’odissea dello spirito, in sé e fuor di sé, che si riscontra in questa dimensione così centrale eppure così avventurosa e pericolosa dell’esistenza. Insomma, si direbbe che al modo di trattare l’argomento faccia riscontro la scelta linguistica.

Non che, sempre rispetto ai significati, o meglio ai supposti riferimenti di oggettività e di fatti, abbiamo qui raggiunto l’impossibile coincidenza tra parole e cose, ma di certo non v’è alcuna fatica del lettore nel raggiungere i presunti riferimenti fattuali: il lavoro del traslato è davvero ridotto all’essenziale, si capisce o si crede di capire immediatamente a che cosa la parola si riferisce.

A sintassi impervia, tessuto metaforico agevole.

L’amore, o ciò che a torto o no intendiamo per amore, è tutto questo, e altro ancora. Nessuna preoccupazione moralistica sembra presente nella talora crudissima descrizione delle atmosfere.

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