gabriele galloni
Non si scrive per cura. Ma per dilatare il dolore, portarlo al parossismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I
Il tin tin tin tintinnio della moneta
caduta in terra l’attimo a precedere
lo scoppio. Il corpo asciutto dell’atleta
fa un balzo indietro; un altro sparo. Scivola
cosciente ancora il maratoneta
fra gli sconfitti della terra, rantola,
si aggrappa ai concorrenti che lo superano
pensando un incidente, un contrattempo
di piedi in fallo.
________________Sangue poco o niente.

 

II

L’angelo è pazzo.
________________L’angelo ci tocca.
L’angelo vuole;
________________l’angelo non dice.
Sul sofà newyorchese una Beatrice
velata.
______E l’angelo ci viene in bocca.

 

III

Dietro la tenda l’ombra di una palma.
Pomeriggio. Domenica. Tijuana.
Sopra il letto, svestita, una salma
di bambina.

IV

Abramo scavò un pozzo dove perdersi.
Vi buttò dentro il grano e la salute.

Scese le scale, piano, senza rendersi
conto delle due sillabe cadute

dalle nuvole per accompagnarlo.


 

Gabriele Galloni è nato a Roma nel 1995.
Esordisce nel 2017 con la silloge poetica Slittamenti (Alter Ego – Augh! Edizioni).
Segue, nel 2018, In che luce cadranno per RPlibri.
Autore e ideatore, per la rivista Pangea, della rubrica Cronache dalla fine – dodici conversazioni con altrettanti malati terminali.
Sue poesie sono state tradotte in spagnolo e romeno.

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