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Nota di Rita Pacilio su «La cruna» di Salvatore Contessini

Leggendo il titolo del libro di Salvatore Contessini, La cruna, LVF, 2018, il lettore occidentale viene a trovarsi di fronte a una delle frasi più celebri del Nuovo Testamento, sia nel Vangelo di Luca che in quello di Matteo:

 «È più facile infatti per un cammello passare per la cruna d’un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!» (Luca 18:25)

«Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Matteo 19:24)

San Gerolamo, traducendo in latino parte dell’Antico Testamento greco e successivamente l’intera Bibbia, dando vita alla Vulgata, distrattamente, potrebbe aver trascritto kamelos al posto del molto simile kamilos, che però ha un significato differente, indicando una grossa fune o una gomena di nave. Comunque, il significato è incontrovertibile: per godere del regno dei cieli bisogna essere poveri, poiché la ricchezza, intesa come fine a se stessa e scopo ultimo della vita, conduce alla perdizioneContessini, nel suo lavoro poetico, parte dalla cruna di un ago per osservare e filtrare il mondo, le sue creature e il tempo. Partendo dal basso, lui stesso si trasforma in occhio povero e semplice per meglio spiare/sorvegliare/curare l’intero universo. L’angolazione metaforica gli consente uno sguardo più rigoroso, ma, allo stesso tempo, più docile e accogliente: Contessini non giudica, né consiglia al lettore la visione delle cose; piuttosto organizza una modalità personale di interpretazione e ascolto.

Il libro è composto da due sezioni portanti: La cruna e L’artiglio in cui confluiscono sottosezioni dove si smaschera, sistematicamente, il discorso materico e il fluido della coscienza indulgente. L’esplorazione e la prova del tempo decidono cosa far passare nello spazio piccolissimo dell’oggetto; per esempio, il rischio dell’arte, l’infinità della memoria, la fisica e la fisicità dell’essere umano che rivendica la vita e la comprensione commovente della poesia. Una sfida che arriva (o parte) dall’artiglio che afferra e trattiene il distillato dello spirito, il suo tragitto. Le metafore alimentano la rivendicazione del vero, il suo incessante cammino giustificando l’immaginazione di chi legge, evocando fenomeni cosmici, presenti attraverso i secoli. Così il tempo conferma la ricerca attraverso la conservazione delle identità (io – tu – noi) grazie al punto di passaggio obbligato, la cruna, per meglio restringere la messa a fuoco di immagini e simboli destinata a un patrimonio umano comune. Il libro può essere letto a più livelli: filosofico, sociologico, psicologico, fisico perché contiene più significati, più concetti che tessono l’appartenenza a un’unica trama: la ritualità del ritmo del tempo, lo slancio in avanti della storia riconoscendo l’unicità dell’esperienza, la sacralità dell’essere umano, il desiderio di capire le mille sfaccettature delle relazioni umane attraverso una disamina silenziosa e concentrata sulle domande più che sulle risposte, l’eredità/evoluzione del linguaggio metafisico e la stratificata sensibilità artistica.

Regressi

E se i sogni fossero finestre
su porte scorrevoli dei molti mondi?
Saresti stata un’altra vita
con le visioni sui risvegli d’oggi.
Demonica persecuzione
di un ramo che è seccato a vuoto.

(2011)

Quanti

La luce a maggio è onda che predice
libera brana a un capo sciolto
che spande armoniche fluttuanti.

La radiazione profetica di un moto
con una linea d’orizzonte scosso
per precipizi di coscienza inane.

(2011)

Molti mondi

Unioni parallele di vite arate
e produzioni di creature nostre
fanno di slittamenti d’anni scorsi
porte scorrevoli da valicare.

Quanti dei molti mondi affermano
la numerosità dell’esistenza
la debole coscienza del sapere
d’originaria astronomia.

(2011)

Trilogia da sosta

Io sono altrove e il nostro incontro
accade come ritrovo. Che sia al tramonto
di uno specchio d’acqua o all’umido
di un primo piano, tutto ritorna
come se fosse un ciclo,
tutto si assesta a irripetibile passaggio.

Un intervallo, il tempo costipato,
variabile d’imponderabile movente
indugia con funzione lineare
che vive di costante incrementale.
Le mie risorse di ragione
sanno di astratta previsione
la sorte di un arco temporale
bersaglio scorto per lecita saetta.

Dimmi del cambio ciclo
e dell’umore torvo
che attende i lumi.
Dimmi di un’asola di tempo
fatta colonna della storia.
Sappiamo solo l’entità che è stata
nulla del salto che ci aspetta:
se occhiello di chiarore scorto
è cruna d’ago da ricamo
o flebile lucerna di memoria.
Fissiamo sguardo che si volge indietro
contro l’abbaglio che genera lo specchio.

(2011)

Eterica

Ti ho cercata alla finestra,
poi al terrazzo,
ma era sbagliato il giorno,
il tempo era trascorso;
non poteva curvarsi fino all’indietro.
Niente dura niente, lo so
tutto ritorna come ciclo,
anche la fine.

(2014)

La probabilità del caso

Ti trovo al treno di ritorno
con la sorpresa dell’evento raro
che si trasforma nel dilemma.
Più che concetti m’occorrono parole,
statistiche che assolvano funzione
all’andatura che assumi da vestale
al tempo che hai esaurito simile al mio.
Due volte in direzione settentrione
due volte in direzione del ritorno
metà dell’attenzione a ogni verso
e inquieta si rivolge la domanda
su bizzarria del caso.

(2015)

Elaborazione dati

Non sono più uno di voi
perché non lo sono mai stato,
non sono più quello che sono
perché mai riuscito.
Tutti abbiamo la cruna stretta
e il passaggio improponibile di cima;
nessuno valuta il paradosso materiale
come flusso di quantità indulgenti
e interstizi vuoti di sostanza:
si guarda al fulvo, si pensa la criniera.

Se l’esistenza pensiamo in ologramma
possono i sogni esprimere materia?
È l’interrogativo che galleggia
prima che sonno rotoli dal cosmo
e la coscienza tacitata trovi l’artiglio.


Salvatore Contessini (Roma 1953). Collabora da oltre dieci anni con case editrici e ha ideato numerose iniziative e progetti editoriali. Suoi testi sono inseriti in diverse antologie e riviste e ha ricevuto importanti riconoscimenti a Premi. Pubblicazioni: Il sole sotterraneo della luce nera (2003); Domestico servizio (2007);Criptogrammi – tetralogia di un alfabeto rivelato (2008); A guardia del riposo (2011); Una tempesta di parole – suggerimenti accolti ( 2011). Dialoghi con l’altro mondo (La Vita Felice 2013) – Segnalazione a Premio Poesia Lorenzo Montano 28 ed. (2014); finalista a Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Percorsi Letterari dalle Cinqueterre al Golfo dei Poeti”2014; finalista Premio Int.le di Narrativa e Poesia Città di Caserta 2015. Curatele per volumi antologici: con Diana Battaggia Fotoscritture – Istantanee di Erico Menczer – immagine e poesia (2005); Scritture urbane – Appunti fotografici di Gianfilippo Biazzo, Immagine e Poesia su Roma (2007); Arbor Poetica – Poesie su immagini di Stefano De Francisci (2011); con Stefania Crema diario poetico Il segreto delle Fragole, edizione 2007.

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