Foto 145“Ma che cos’è la poesia?” si chiedeva Wislawa Szymborska senza saper fino in fondo rispondere. Poesia è forse un nulla magmatico che cerca la perfezione del cristallo senza mai raggiungerla, forse una culla nascosta in cui crescere i figli illegittimi, forse incontrare le parole bollate come inutili, forse tendere la mano, forse custodire ovuli fecondati dal caso a aspettare che diventino cellule piene, forse curare gli aborti dell’uomo, forse raccogliere i resti gettati dagli altri, forse gettare reti sull’asfalto a raccogliere fiori, forse ascoltarsi e ascoltare, forse farsi albero rimanendo seme, forse uscire fuori restando in sé, forse una tela bianca dove i colori sono invisibili, forse balsamo per le ferite del mondo, forse crepaccio che costruisce la luce, forse profumo d’arancia nella spazzatura, forse calmare i vagiti perpetui di sillabe sgraziate che hanno fame, forse un nulla che non cerca nulla, forse un tutto che cerca tutto, forse è lo stesso forse che è rinunciare alla perfezione e lasciare che le cose ci chiamino per essere guardate e per guardarsi, forse è chiamare le cose perché restino con noi fino alla fine dei tempi. La poesia? La poesia è un forse, una porta socchiusa sul precipizio senza la certezza di avere le ali per salvarsi.

 

Poesie edite dal libro “Bruciare la sete” di Lorenzo Pataro
(Controluna-edizioni di poesia, 2018)

Dalla sezione “L’attesa”

L’attesa

C’è un profumo d’arancia.
E nessuno sa da dove fiorisce.

C’è una luce che piove.
E nessuno sa dove si posa.

C’è una voce che ascolta.
E nessuno sa dove tace.

C’è un amore che tace.
E nessuno sa dove ascolta.

Ci sono un profumo d’arancia
una luce
una voce
e un amore,
qui sul tavolo.
Ho apparecchiato per Te,
come tutti i giorni.

Anche se non sei ancora.
Ma ancora sei
chi aspetto tu sia.

L’incontro

Sul treno galeotto dell’alba,
una luce e una voce
ti hanno dato
la forma speculare
del mio tavolo ideale apparecchiato.

Sei arrivata
come una lama madida d’arancia
a squarciare il mio amore
gettato in un vicolo cieco.

La freccia è stata
come la carta
quando taglia le dita.
Vedi il sangue,
ma non la ferita.

(Silenzio)

Vorrei liberartene,
farlo marcire
(dentro due parentesi)
per non farti soffrire,
per farti fiorire.

Eppure gli scheletri
raramente escono
dagli armadi.

Come i tuoi
che hanno fatto un’oasi
di ceneri bianche.

Aspettarsi

Tuttanotte.
Aceto di stelle
steso oltre
l’aria che non respiri
per paura di vivere troppo.

Tuttogiorno.
Lenzuolo bianco
steso oltre
le parole che non puoi dire nemmeno al sole
per paura di morire un poco.

Tuttotempo.
Tu,
in mezzo al bosco del Nontempo,
aspettami,
aspettati.

Dalla sezione “L’incendio”


Scoprirsi

Apriremo le porte ai cartelli stradali
per farci dire quanti incidenti
abbiamo evitato
da ubriachi.

Suoneremo gli specchi
delle nostre bugie
per farci dire quanto ci siamo uccisi ogni giorno
mentendoci.

Guarderemo il nostro tempo sbiadito corrodersi
senza poter fare niente
e come sabbia scottarci
i piedi di plastica.

Ci dipingeremo addosso coltelli
per non farci male davvero
e nasconderemo nei palmi carezze di ferro
con cui violentarci le guance.

Baceremo le vipere più velenose
per scoprire quanto siamo più crudeli noi
che non sbuchiamo dall’Ignoto per morderci alle spalle,
ma lo facciamo tutte le notti a viso scoperto

quando ci amiamo.


La logica della quantità

Ho paura quando ti scopro bambina
con la bocca sporca di crema a ripulire
le barche sulla spiaggia
intrise di sabbia
per scovare le cifre
che mancano al tuo compimento.

Tutte le volte
come uno zero senza cifre davanti
accolgo fra le mie tremule braccia
la metafisica possibilità
che hai di riempirmi.

Un angelo senza ali dorme in quella nostra stanza vuota
in attesa di comunicarci un messaggio divino
che ci sottrae alla logica della quantità
e l’orologio tra le mani
conta i martellanti numeri restanti.


Dalla sezione “La cenere”

La cenere

Nel bianco lancinante
mutismo di quella notte
fredda come una statua funebre,
giocavamo
a consumarci la voce
a furia di urlarci con gli occhi
a squarciagola
quanti petali ci eravamo strappati.

Ora resta solo la cenere
a scaldarci.


Lorenzo Pataro, nato a Castrovillari il 14/11/1998, vivo a Laino Borgo, provincia di Cosenza, in Calabria. Diplomato al liceo scientifico di Lagonegro (Pz), sono al secondo anno di Lettere Moderne all’università degli studi di Salerno. Scrivo anche racconti e uno di questi, “Storia di un violino e di un corallo”, nel 2015, è stato pubblicato in un’antologia per scopi umanitari, Uomini su carta vol. 2, a cura di Gemma Gemmiti. Lo scorso giugno è stato pubblicato il mio primo libro di poesie, “Bruciare la sete”, per Controluna-Edizioni di poesia con la prefazione della poetessa Eleonora Rimolo. Due testi del libro sono stati pubblicati in anteprima dalla rivista Atelier Poesia (online) e uno di questi è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti di Antonio Nazzaro. Altri testi sono usciti per altre riviste e Lit-blog come Poetarum Silva, YAWP: giornale di letterature e filosofie, Frequenze poetiche, Menti sommerse per la rubrica “I fiordalisi”, Poesia Ultracontemporanea, Neobar, Limina mundi, Poesie sull’albero e di recente alcuni sono stati tradotti in romeno.

Annunci