alesilvaLa poesia è un foglio bianco sul quale far nascere una creatura. Il mondo è già pieno di gente e nessuno sa qualcosa di ognuno. La creatura poesia se può servire, fa questo: legge a chi vuole qualcosa degli altri, li mette in contatto in un semplice modo e benedice così tutta la vita che c’è.
E chi non sa cos’è la poesia continuerà a non saperlo, e forse attenderà in silenzio che si avvicini ancora, e chi già la conosce sempre attenderà in silenzio che le si avvicini di nuovo. La creatura poesia va da tutti con un corpo solo, non è mai stanca, quando vuole si siede sulle panchine nei quartieri deserti e si addormenta.
Se mai morirà starà nei pollini fecondi della primavera. Ecco, la creatura poesia è un polline fecondo della primavera calda, senza forma. La forma gliela date voi che leggete.

DI QUELLO CHE SO SULL’OPERAIO MORTO I
È morto, l’operaio. L’ho visto finire
due volte. La prima gravemente leso
il corpo non ha superato di un passo
il suolo dell’area a caldo. La seconda
tra flebo e mosche [l’anima] nella goccia
bianca di un letto a sponde, poco cibo

e solo un fiore di carta
attaccato dal figlio sopra la porta.

Le proiezioni di metallo fuso fanno
anche dieci metri di fiammate e dieci
sono gli indagati per omicidio colposo. I
l loro cattivo gusto di nutrire la bocca
con terra strappata alle unghie di quelli

a cui nessuno presta più fede.

*
LA DOMENICA MATTINA
Tra i cardini della porta, nel bagno
le sciocchezze si fanno più fragili.
Il tempo sta fermo e colma di nudo
il legno inchiodato e steso.
_____________________Si è alzata
su punte di dita tenere ai piedi
e lo fa ogni mattina. La sua vita
[in parte per aria] cresce in altezza
nello spazio di porta socchiusa e
sul cuscino lascia un incontro di occhi
e carne di luce.
___________Cammina in bagno
e mormora a volte canzoncine
da radio. Si pettina anche i capelli.
Lunghi e quieti di rabbia per l’autunno
a farsi più ansioso e di nuovo vicino.

Del suo sonno rimane una traccia
di pelle ossea che ne mima
l’eleganza. Nudo movimento
dove scelgo di addolcirmi.

*
SE DOBBIAMO VIVERE ANCORA
Lei sa poco, io so molto di meno.
La dottoressa spiega: «Una scintilla
spenta di estrogeni nelle cellule
che baciano l’ovulo e lo portano
dolci a maturazione è la causa
del vostro essere sterili».

Lei ha un sorriso infranto, commiato
di mano che porge una rosa e si vede
sgomenta di un petalo caduto, bianca
fiammella di cero sul pavimento.

Un tocco di morte ci prende e spegne
i passi in corsia. C’è un sussulto
tagliato di luce sul vetro opaco
di un bicchiere nella stanza davanti
aperta dove dalla notte al giorno
su un fianco, un corpo fasciato ci prova

a sgusciare dal secco destino e deviare.
Lei sa poco, io so molto di meno.
Ci rinnega la terra ora come fece
il canto di un gallo in epoca antica.

*
PESCE MASCHIO

[…] Orfeo non si fece legare.
Toccò poi la cetra e rovesciò il coro
delle sirene in un sogno stupito
                                             di pietra.

L’altoforno Due impietra la mia
lingua ferita. Lascia ruggine di
elettricità e un secco occhio di sogno
a chiusa di una preghiera. Ci perdo
l’umore puro della giovinezza
nella pelle sudata dal fuoco mentre
muoio chiuso nelle vene da sotto
il tremore di peli.
________________Un crepitio
di gola e brace ingoio e sputo per non
morire secco come morì mio
nonno. Sopra una sedia come un vecchio
pesce che nemmeno le branchie spinge
al sole e cede al pensiero di terra
asciutta. Ci pianta la coda e lascia

aperta l’ultima bocca
______________________che più non allaccia il fiato.

*
NUOVO PROVVEDIMENTO DI SPEGNIMENTO

ventuno/ luglio/ duemilaequindici

Qui non si procede. Non importa.
È stato sgombrato tutto e presto.

Nell’aria sfarinano i fumi
cola bianco dagli occhi
e su tutto muove raffiche
il corpo dei giorni passati.

Questo spiazzo di cielo senz’alberi
è [per noi inquieti] ampio abbastanza
in attesa del traffico nelle ore di uscita
dalle fabbriche quando lasceremo
il falso nome che ci hanno assegnato.

I carabinieri a presidio, in azienda
sono oppressori tranquilli.
Abituati al buio di menzogne
ufficiali nemmeno loro capiscono
più il silenzio di chi ha la colpa.

Ci divoriamo a vicenda parole bastarde.

*
I DISOCCUPATI

Stiamocene un po’ in cucina assieme
l’aria è dolce di bianco cherosene;
[…]
prima dell’alba fa’ una grande sporta:

fuggiamo a una stazione, ad un binario
dove nessuno ci possa trovare.

Osip Mandel’štam, Gennaio 1931

L’ozio della sigaretta si misura
dal crollo di luce, per strada, e
quante se ne fumano coincide
con l’ora lasciata di notte
dagli occhi affamati al soffitto.
Si è senza memorie in quelle ore
in uno spazio perfetto ma inospitale
assieme le bestie ammalate

e gli alberi secchi, dove si contano
i lumi di cui si punteggia il mare.

Delicata alberatura di luce
la mattina, non gli si tiene dietro.
Gli ascensori iniziano a salire,
si dissipano di luce i lampioni e
l’asfalto suda il caldo del giorno.
Un rinsecchito silenzio gonfia
violento il collo e non si fa ingoiare.

Stiamocene un po’ in cucina, insieme.
*

BELLA AVVELENATA

Al cinema di allora sedevo su
poltrone in velluto di fumo, e legno.
Ci asciugavo la pelle della mano
caduta tra le gocce della pioggia.
Sono ora più comode del divano
dove in casa chi attende non si stacca
e crede in qualcosa fatto di luce e

timide ossa di aria.
_________________In questa città di
sale dove ogni strada incornicia
e tace le labbra ciò che esiste lo fa
in un solo modo: ogni seme gemma
uno stelo già bruciato di urina.
Da cinquant’anni sporca bellezza di
cane sciolto che ringhia all’immondizia.

Negato il gioco negli spazi verdi
[la rovina di polveri in vortice
schiaccia l’erba e gli animali del luogo].
I muri, freddi, esposti a crolli di venti.
D’acqua agra la luna, corvi gli astri
seccati dai fumi alti nella notte
dei campi, e la confusione di sterpi.

Come e perché non è rivelato.


Alessandro Silva, nato a Parma nella primavera del 1976, ha lavorato come biologo cellulare presso l’Università per poi allontanarsi dalla ricerca dedicandosi alla comunicazione: ora è curatore e creatore di contenuti originali per blog e profili social di aziende private.
Suoi componimenti poetici sono stati selezionati più volte per comparire nella rubrica Poemata di ‘Illustrati’ una rivista prodotta e distribuita gratuitamente da Logos Edizioni.
Vincitore del concorso di Scrittura Sociale ‘Luce a Sud-Est 2015’, organizzato da Pietre Vive Editore, è stata pubblicata a maggio 2016, senza richiesta di alcun contributo, la raccolta ‘L’adatto vocabolario di ogni specie’ un poemetto civile denso e coraggioso dedicato alla città di Taranto e al caso dell’ILVA. L’opera, tra i venti finalisti al Premio Nazionale ‘Elio Pagliarani’ 2017 e segnalato al ‘Premio Anna Osti 2018’, è ora disponibile come audiolibro ed è in lavorazione una sua traduzione in lingua catalana per il mercato estero.
A giugno 2016 entra tra i finalisti dei Concorso letterario ‘Stratificazioni’, bandito dal IV° Festival ‘Bologna in Lettere’, e le poesie selezionate sono pubblicate nel volume ‘Il colpo di coda: Amelia Rosselli e la poetica del lutto’ per i tipi di Marco Saya Edizioni.
Partecipa a un Corso di scrittura “senza sentimento”, condotto da Paolo Nori, finalizzato alla redazione di un repertorio dei matti della città di Reggio Emilia. A maggio 2017 esce, per i tipi Marcos y Marcos, un volume con i contributi dei partecipanti: ‘Repertorio dei matti della città di Reggio Emilia’.
Scelto assieme ad altri autori partecipa all’antologia ‘Testimonianze di voci poetiche. 22 poeti a Parma’ a cura di critici e poeti Luca Ariano e Giancarlo Baroni, pubblicata nel settembre 2018 per i tipi di Puntoacapo Editore. Un’opera che non aspira ad essere esaustiva e non ha pretese critiche, ma è un tentativo di fare conoscere i poeti che a Parma oggi vivono e scrivono.
Sempre a settembre un suo componimento compare ne ‘La pacchia è strafinita’ – Versante Ripido con KDP Amazon, curata dalla Fanzine online Versante Ripido, con i contributi di trentacinque autori che hanno voluto rispondere ad affermazioni del Ministro dell’Interno su ciò che definì “pacchia” riguardo i profughi.

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