felicia_buonomoLa poesia come sguardo feroce e ossessivo. Il sorriso fragile della sofferenza. La parte fatiscente di me. Lo sperdimento. E tutto l’umano che tento”.

 

 

 

 

 

 

PARABOLA DISCENDENTE
Ho un peso sul cuore
che scivola lento
sulle tue lacrime celesti.
Mi offri in dono una favola,
che ha la forma dei miei lividi.
Sguardo telescopico
sulla costellazione
del tuo amore spietato.
Ti ho trovato
nelle pieghe delle mie scapole,
parte visibile di un corpo
smunto dalla tristezza.
Ero stesa sulle mie paure,
con gli occhi aperti al dolore
e le braccia molli della resa.
Amarti – continuo a pensare –
è il ristoro
dall’oppressione
del mostro che mi abita.
Perché se tu mi ami
tingi di giallo
gli umori del mio martirio interiore.
Ma non chiedermi cosa penso
se ho un ramo di mano sulla fronte.
Reggo le foglie dei miei tormenti
su cui ti adagi leggero.
Anche l’ultima volta che mi hai amata
avevi gli occhi rossi della rabbia
e le mani forti che premevano
sulla carne debole.
Io ho pronunciato il tuo nome
per dirti addio,
ma con l’afonia della paura
e gli occhi di un cervo abbagliato dai fari.
I segni rossi sul collo
sono l’ultimo ricordo che ho di me.
Ti devo il tormento di una tempesta,
una rosa inchiodata al muro,
il tintinnare di parole taglienti,
la solitudine della mia tristezza
mentre ti guardo e ti domando
della bellezza dei fiori.
Vorrei sapere dove cercarti
quando un giorno
prenderò quel treno
per non tornare.
***
OMERTA’
Aggrappata ai fragili rami
delle mie paure,
nelle intemperie del tuo vento,
ti guardo oltre il fiume.
Ci separano secoli di distanze,
poggiati su una bilancia
traboccante di tristezza.
Mi punisci come una colpa,
che viene da un passato ignoto.
Con l’ossigeno assente
della mia forzata apnea
mi getti nella furia del fiume,
che non perdona l’impotenza
del suo inesperto navigante.
Persino la pioggia
è più pesante di me.
Smagrita di malinconia
osservo il suo tocco sul verde.
E lo paragono al mio.
Ho un battito di polso fragile
per ogni percossa taciuta.
***
FUNE
Mi affaccio alla finestra
con gli occhi vergini
della speranza.
C’è uno spazio
nella linea del mio sguardo,
che aderisce
al tuo passo spavaldo.
Arriverai, lo so.
Accompagnato
dal mio sguardo incredulo,
che si riprende indietro
la sua favola
lacera di insulti di realtà
e pelle livida di bastonate.
E sei tornato,
con lo stesso sorriso
di quando hai capito
di desiderarmi.
Strano meccanismo
attiva il cuore:
brilla negli occhi
senza distinguere
tra l’amore e il male.
Accorcia il tempo,
come la fune
che mi hai stretto al collo.
Ho sempre pensato che sarei
morta di crepacuore.
Ora so che sarà
per soffocamento.
***
SOTTRAZIONE
Da quando ti ho incontrato
la mia vita
procede per sottrazione.
Mi hai portato via
l’amore per l’amore
la fiducia verso la parola
la complicità di un abbraccio.
E anche questi immeritati versi
aggiungono alla tua vita
la bellezza di cui mi privi.
Ora mi vendo a buon mercato
sulla pubblica piazza
della tua rivoluzione.
Mi conto come unica ferita.
In ogni sommossa,
sei di me
la parte salata.
***
DISLOCAZIONE
Offro alla tua felicità
il mio pianto vitreo,
come il desiderio
che mi duole
al centro del petto.
Sei la somma
dei miei sorrisi
falsi e bagnati.
Oggi ho incartato la mia tristezza,
ordinato alfabeticamente i miei dolori
e piegato tutte le mie inquietudini.
Ogni scatola pesa come la sensibilità
dei miei polpastrelli
quando toccano la mia pelle
tumefatta dal tuo amore.


Felicia Buonomo è nata a Desio (MB) nel 1980. Dopo la laurea in
Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica,
occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv
per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”,
con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri
sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24.
Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore).
Parallelamente all’attività giornalistica, porta avanti un progetto di street
poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a
progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano,
realizzando opere murali con proprie poesie inedite.
Altre sue poesie sono state pubblicate sulla rivista “Argo – Poesia del
nostro tempo”, da Alfonso Maria Petrosino.

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